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Scrittori: è morta Irit Amiel, la poetessa ‘scottata’ dal fuoco della Shoah

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Varsavia, 17 feb. – (Adnkronos) – La scrittrice e poetessa polacco-israeliana Irit Amiel, sopravvissuta alla Shoah che nella sua opera ha preso in considerazione le vicissitudini umane di coloro che sono stati sfiorati dal ‘fuoco sterminatore’ senza esserne divorati dalle fiamme pur rimanendone ‘scottati’, è morta all’età di 89 anni. La notizia della scomparsa, avvenuta il 16 febbraio, è riportata dalla stampa polacca. In ebraico ha tradotto la grande poetessa polacca Premio Nobel Wislawa Szymborska.

Nata in Polonia il 5 maggio 1931 da una famiglia ebraica, Amiel trascorse i primi anni della seconda guerra mondiale nel ghetto Czestochowa e riuscì a salvarsi grazie a ‘documenti ariani’, mentre tutti i suoi familiari vennero deportati e sterminati nel lager nazista di Treblinka. Lasciata la Polonia nel 1945 per raggiungere clandestinamente la Palestina mandataria, Amiel vi arrivò nel 1947, dopo essere passata per Germania, Italia e Cipro. Da allora ha vissuto in Israele, dedicandosi alla scrittura, con lavori in prosa, raccolte poetiche e traduzioni.

La sua opera più nota è “Fratture” (tradotta nel 2010 in italiano da Keller a cura di Marzena Borejczuk), una raccolta di 23 racconti, inserita nella rosa dei candidati al Nike (Nagroda Literacka) 2009, il più prestigioso premio letterario polacco. In queste pagine il presente “s’incontra e si mescola con il passato”, fioriscono episodi, memorie, miniature, sogni. Le fredde campagne polacche e le strade buie delle città, in cui echeggiano i passi delle pattuglie tedesche, si alternano al sole e alle brezze mediterranee in un continuo dialogo tra ieri e oggi, tra la Polonia – terra della perdita – e Israele – terra della rinascita, tra gli scomparsi e i sopravissuti, tra i padri e i figli, tra i nemici e gli amanti. Ritornano i temi del dolore, del recupero della vita, della voglia di ricominciare, dei fantasmi che ricompaiono, dell’amore.

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