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**Salone Libro: Sgarbi, ‘Roccella era lì come autrice di un libro, andava fatta parlare’**

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Roma, 22 mag. (Adnkronos) – “La ministra Eugenia Roccella era al Salone del Libro in qualità di autrice di un libro, ed era prima di tutto un autore invitato a parlare della sua opera. Andava dunque fatta parlare, perché al centro di tutto ci deve essere il libro Si è data voce più alle tifoserie che non al libro”. A parlare con l’Adnkronos è il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi, che interviene così nella bufera scatenatasi in occasione della presenza della Roccella al Salone del Libro di Torino, dove la ministra è stata ‘accolta’ da roventi contestazioni che ne hanno di fatto impedito l’intervento.

“Il limite del direttore Nicola Lagioia -aggiunge Sgarbi- è stato quello di non garantire che lei parlasse, doveva garantirlo e poi aprire il dibattito. Lagioia non è colpevole di nulla, ma non doveva privarsi del diritto di far parlare l’autore del libro, perché è il libro ad essere al centro”. Il sottosegretario alla Cultura ricorda poi “tre episodi” verificatisi al Salone del Libro, con un unico fil rouge. “Qualche anno fa ci fu la chiusura dello stand di Altaforte, editore ritenuto di destra, che al di là di questo era editore di Salvini, ministro dell’Interno -scandisce il sottosegretario- Quella prima anomalia era stata risolta in modo sbagliato (con l’esclusione della casa editrice dal Salone del Libro, ndr) perché la posizione del ministro, come quella di qualunque cittadino, a maggior ragione in quanto ministro, è ovviamente di sostenere la posizione del governo”.

La seconda anomalia citata da Sgarbi “è la censura al fisico Carlo Rovelli, di segno opposto, operata per volontà di Ricardo Franco Levi (che è poi tornato sui suoi passi, ndr). E la terza è un ministro, la Roccella, prima di tutto un autore di un libro invitata a parlare del suo libro. Non dobbiamo equiparare la posizione di chi scrive un libro, anche se ministro della Repubblica, con il primo contestatore che ha diritto di non farla parlare”. Sono tre episodi, conclude Sgarbi, “che indicano come per ragioni politiche, anche se di segno opposto, si è tolta al libro la centralità”.