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Risiko banche, cosa resterà delle operazioni in corso? Parola al mercato (e ai tribunali)

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(Adnkronos) – Sono sei, più una considerando il dossier Commerzbank, le operazioni che stanno alimentando il risiko delle banche, un gioco di offerte che può portare a ridefinire gli equilibri del sistema. Mps, Mediobanca, Unicredit, Banco Bpm, Banca Generali… Cosa resterà alla fine dei tentativi in corso? Qualcosa si può ipotizzare ma è difficile a oggi, considerando le intenzioni degli azionisti, le scelte del mercato e i probabili risvolti giudiziari, prevedere quanto del grande movimento teorico di questi mesi si tradurrà in aggregazioni reali.  L'unica operazione che si è chiusa positivamente finora è quella di Banco Bpm su Anima. Ma la stessa Banco Bpm è oggetto di un'offerta da parte di Unicredit, su cui il governo vuole far valere il golden power e su cui si esprimerà il Tar il 9 luglio. La banca guidata da Andrea Orcel ha rinunciato alla sospensiva, che aveva chiesto il 22 maggio, interpretando in senso positivo la risposta fornita dal Mef il 30 maggio alla richiesta di chiarimenti avanzata. Prima ancora il Tar, il 10 giugno, dovrà esprimersi sulla sospensione dell'ops decisa dalla Consob. Tempi che si allungano e che, come evidenziato dallo stesso Orcel, potrebbero rendere l'operazione "de facto non economica". Conseguenza diretta, "se il responso del Tar non dovesse arrivare in tempo, potrebbe decadere". Restando in casa Unicredit, c'è da monitorare l'evoluzione della scalata alla tedesca Commerzbank. Il no da Berlino continua a essere fermo, si ritiene "inaccettabile l'acquisizione non amichevole di una banca rilevante". Le parole sono del portavoce del ministro delle finanze tedesco, Lars Klingbeil, e ribadiscono la volontà di difendere l'indipendenza della banca. Hanno un peso, ovviamente, le parole di Orcel: "Se un accordo è possibile, lo perseguiremo. Se non sarà possibile, rivaluteremo la nostra posizione".  Altre due operazioni collegate tra loro e altri dubbi sull'esito finale. L’Ops del Monte dei Paschi di Siena su Mediobanca si incrocia con quella della stessa Mediobanca su Banca Generali. Qui siamo nel cuore della finanza italiana, nell'intreccio che lega Piazzetta Cuccia al Leone di Trieste, e che vede sempre particolarmente attivi Caltagirone e Delfin, i due soggetti che da anni lavorano per sovvertire l'equilibrio che vede Mediobanca esercitare il suo controllo su Generali. Oggi si apprende che Caltagirone è salito ancora in Mediobanca, arrivando a ridosso del 10%. Un segnale evidente nel senso di un ulteriore rafforzamento in vista dell'assemblea di Mediobanca che il 16 giugno dovrà esprimersi sull'operazione lanciata dal Ceo Alberto Nagel, nonostante la richiesta di rinvio arrivata proprio da Caltagirone. A favore si è espresso il Patto di Consultazione dei soci industriali, che controlla l'11,8% del capitale, seppure non all'unanimità. Intanto, vanno registrate le parole nette del Ceo di Generali Philippe Donnet. In un'intervista a Repubblica ha definito l'offerta di Mps su Mediobanca "non chiara" dal punto di vista della logica industriale e "finalizzata ad acquisire il controllo delle Generali". Di segno ovviamente opposto le valutazioni dell'Ad di Mps Luigi Lovaglio: l'ops su Mediobanca "avrà successo" e il Monte riuscirà a raggiungere la soglia fissata al 66,7%, ha detto in un'intervista a SkyTg24, ribadendo che è "un’operazione di mercato e non di potere", che "crea valore per tutti gli stakeholder". Queste partite sono completamente aperte e l'esito finale, oltre che dalle decisioni di azionisti e mercati, rischia di passare anche per i tribunali. Senza tralasciare il peso, e gli interessi, della prima banca italiana: Intesa Sanpaolo. Altre, parole, quelle del Ceo Carlo Messina, aiutano a capire che non può che essere un osservatore attento rispetto a quello che sta avvenendo: "Se UniCredit decidesse di scalare Generali, la prima cosa che farei sarebbe chiamare Andrea Orcel e gli direi "fermati"'.  Altre due operazioni in corso fanno meno rumore ma potrebbero andare a buon fine, nonostante diverse incognite ancora sul tavolo. Sono quelle di Bper sulla Banca Popolare di Sondrio, che ha appena ricevuto il via libera dalla Consob al documento di offerta che partirà il 16 giugno, e quella Banca Ifis su Illimity. Il vero punto interrogativo riguarda anche le parole, chiare, spese dal Governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta nelle sue Considerazioni Finali, in cui ha ribadito due concetti chiave: le aggregazioni devono essere "ben concepite e volte unicamente alla creazione di valore" e "il giudizio su ciascuna offerta spetta alle dinamiche di mercato e alle scelte degli azionisti". Sarà, alla fine, effettivamente così? (Di Fabio Insenga) —[email protected] (Web Info)

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