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Referendum e tensioni dopo voto, nel Pd per ora no alla resa dei conti

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(Adnkronos) – A metà pomeriggio compare anche l'inedito: il selfie sfottò. Ed è la premier Giorgia Meloni a inaugurarlo via social. Destinataria la segretaria del Pd. "Elly Schlein dice che i voti del referendum dicono no a questo Governo…", la didascalia di un sorriso raggiante. La diretta interessata ribatte via social ripostando un commento di Meloni quando chiedeva "rispetto" per chi aveva votato nel referendum del 2016. "La coerenza, questa sconosciuta", scrive Schlein.  
L'esito del referendum, però, lascia strascichi. Nel Pd e non solo. Oggi Riccardo Magi punta il dito contro gli alleati sulla cittadinanza. "Una parte significativa del Movimento Cinque Stelle non ha sostenuto questo referendum", sostiene il segretario di Più Europa. Parole alle quali Giuseppe Conte replica: la battaglia è giusta ma lo strumento del referendum "ci ha lasciato perplessi e lo ritenevamo sbagliato". Freddo sul quesito anche un "pezzo di elettorato democratico", l'accusa di Magi. Lo conferma anche l'analisi dell'Istituto Cattaneo secondo cui tra il 15 e il 20% degli elettori Pd alle europee del 2024 ha votato no al quesito. "Questo deve portare a una discussione politica tra le forze della coalizione di opposizione che si definiscono progressiste", incalza Magi.  Intanto, quella interna al Pd non sembra alle viste. Il confronto in direzione, sollecitato dai riformisti, non dovrebbe essere calendarizzato in tempi brevi come lasciava intendere in giornata alla Camera un dirigente dem. E oggi non si è tenuta la riunione dell'area Bonaccini, Energia Popolare, di cui ieri si vociferava. La volontà della componente, almeno di una parte, è quella di evitare una "resa dei conti". Lo dice Dario Nardella: "Il referendum è fallito. Non servono giri di parole. Ma ora niente resa dei conti. Serve capire davvero il messaggio degli italiani e migliorare, anche cambiando schema".  Da parte sua, la segretaria Schlein valorizza i 13 milioni di sì, difende la scelta di aver appoggiato i referendum sul lavoro e insiste sulla linea tracciata fin qui: "Noi possiamo battere la destra, ma non rincorrendola sulla sua agenda. Questo è un errore che molti partiti socialdemocratici hanno commesso negli anni. Ogni volta che li inseguiamo loro crescono, dobbiamo offrire un’alternativa", ha detto oggi pomeriggio intervenendo alla alla 'Seconda conferenza internazionale sulla giustizia sociale' organizzata dall'Alexis Tsipras Institute. Una tesi non proprio coincidente con il fronte 'duro' della minoranza dem. "Quella identitaria è una scelta che è sempre stata avversa alle forze progressiste", dice Pina Picierno. In mattinata era stato Igor Taruffi a ribattere proprio alla vicepresidente del Parlamento europeo che ha definito il referendum un "regalo a Meloni". Per il responsabile Organizzazione della segreteria Schlein "parlare di regalo alla destra è sbagliato. Sul lavoro il Pd ha imboccato la strada giusta. Il regalo alla destra" semmai, dice Taruffi, "si è fatto negli anni passati quando si è rotto il rapporto con il nostro popolo". L'analisi dell'Istituto Cattaneo da ragione ai vertici Pd che hanno sempre evidenziato l'aderenza dell'elettorato dem ai quesiti referendari: "Il 'relativo successo' del Sì sul reintegro dei lavoratori licenziati è dovuto innanzitutto alla massiccia adesione degli elettori Avs, M5S, Pd. Con qualche defezione marginali tra i dem".  Intanto, gli analisti fanno anche i conti sulla 'soglia alternativa' al quorum indicata dal centrosinistra: superare i 12 milioni e 300mila ottenuti dalla destra nel 2022. La 'soglia' è stata superata nel quesiti sul lavoro solo contando anche il voto degli italiani all'estero. "Considerando esclusivamente i voti degli elettori residenti in Italia, il centrodestra nel 2022 aveva ottenuto 12,3 milioni di voti, mentre i sì ai 4 referendum sul lavoro sono stati in media 12,1 milioni – si legge in una nota di Youtrend – e i sì al quesito sulla cittadinanza sono stati circa 9 milioni. I voti ottenuti dal centrodestra alle politiche sono quindi superiori ai sì ottenuti in entrambi i referendum. Se invece si considerano anche i voti dei residenti all'estero, il centrodestra nel 2022 aveva ottenuto 12,6 milioni di voti e la media dei sì sui quattro quesiti sul lavoro è di 12,9 milioni, superando quindi di poco (circa 300 mila voti) i voti ottenuti dal centrodestra alle elezioni 2022''.  —[email protected] (Web Info)

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