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Ratzinger: il dialogo con Pera per la difesa delle radici cristiane dell’Europa/Adnkronos

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Roma, XX (Adnkronos) – Da una parte il laico presidente del Senato, dall’altra il prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede e custode dell’ortodossia cattolica. Un dialogo avviato nei primi anni del Duemila, per promuovere “un’unione tra laici, liberali e cattolici per arrivare ad una religione civile e cristiana in cui tutti quanti possiamo riconoscerci”, e proseguito quando Marcello Pera ha continuato il suo impegno politico e Joseph Ratzinger nel frattempo è salito al Soglio di Pietro come Benedetto XVI.

Un confronto che ha trovato la sua base nel libro “Senza radici – Europa, relativismo, cristianesimo, islam”, frutto della lectio magistralis tenuta il 12 maggio del 2004 dal presidente dell’Assemblea di Palazzo Madama alla Pontificia università lateranense e dal cardinale il giorno dopo al Senato.

“La successione dei due discorsi -ricorda Pera- fu del tutto casuale, ma, come scoprimmo immediatamente dalla lettura delle nostre relazioni e in colloqui privati successivi, non fu casuale la convergenza, e talvolta la piena coincidenza che, del tutto indipendentemente e da prospettive così diverse, trovammo nelle nostre preoccupazioni circa la situazione spirituale, culturale e politica dell’Occidente e in particolare dell’Europa di oggi”.

Uno stato delle cose, sottolinea poi l’allora presidente del Senato tenendo conferenze in varie università in Italia a all’estero, che suggerisce di “accettare l’esortazione che il Papa ha fatto ai non credenti: seguire la vecchia formula di Pascal e Kant di vivere ‘come se Dio esistesse’. Soluzione saggia, perché ci rende tutti moralmente responsabili”.

Non solo. Pera, in un successivo volume del 2008, spiega “Perchè dobbiamo dirci cristiani”. “Lettura affascinante”, scrive Benedetto XVI in una lettera all’autore, che “con una logica cogente analizza l’essenza del liberalismo a partire dai suoi fondamenti, mostrando che all’essenza del liberalismo appartiene il suo radicamento nell’immagine cristiana di Dio: la sua relazione con Dio di cui l’uomo è immagine e da cui abbiamo ricevuto il dono della libertà. Con una logica inconfutabile” viene mostrato che “il liberalismo perde la sua base e distrugge se stesso se abbandona questo suo fondamento”.

Concetti che rimandano a quanto Ratzinger afferma nel 2004, sottolineando che “solamente il Creatore può stabilire valori che si fondano sull’essenza dell’uomo e che sono intangibili. Che ci siano valori che non sono manipolabili per nessuno è la vera e propria garanzia della nostra libertà e della grandezza umana”.

Ma “il dissolversi delle certezze primordiali dell’uomo su Dio, su se stessi e sull’universo -prosegue il futuro Benedetto XVI- la dissoluzione della coscienza dei valori morali intangibili, è ancora e proprio adesso nuovamente il nostro problema e può condurre all’autodistruzione della coscienza europea, che dobbiamo cominciare a considerare come un reale pericolo”.

Ai credenti allora, suggerisce Pera, il compito di “elaborare una religione civile cristiana non confessionale. ‘Civile’, perché dovrebbe essere vissuta come un costume diffuso e accettato. ‘Cristiana’, perché la tradizione giudaico-cristiana è un fatto storico innegabile dell’Europa. E ‘non confessionale’, perché dovrebbe unire credenti e non credenti”.

Infatti, si chiede il presidente del Senato, “se ci manca un credo, una fede, un legame spirituale, come possiamo giustificare tutti quei nobili valori -la libertà, la democrazia, la tolleranza, il rispetto, la fratellanza- che pure noi europei professiamo così risolutamente? E come possiamo proporli come esempio ad altri, se non ci crediamo noi stessi? Come possiamo sperare di trovare una identità e poi rispettarla e difenderla?”.

Quindi, ribadisce Pera nell’introduzione a ‘L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture’, primo libro di Benedetto XVI pubblicato dopo l’inizio del suo pontificato nel 2005, “al credente che gli propone di agire veluti si Deus daretur, il laico non credente può e deve rispondere di sì”. Infatti, “quanto agli effetti sulla vita individuale e sociale tra il Dio laico e il Dio cristiano non vi sono serie differenze. Almeno qui, sul Continente cristiano, e ovunque il Continente cristiano abbia conquistato altri cuori e menti, noi agiamo veluti si Deus daretur”.

“Non solo al punto in cui siamo -conclude l’allora presidente del Senato- ma al punto in cui potremmo elevarci, abbiamo tutto da guadagnare. Tutto e tutti: noi, i nostri popoli, le nostre leggi, la nostra Europa, e quella nostra stessa civiltà che Agostino, Tommaso, Machiavelli, Galileo, Newton, Kant, Einstein e tanti altri in tanti campi hanno forgiato con il loro genio ma che discende dal Golgota e dal Sinai. È una scommessa che ha come posta il nostro impegno e come premio la nostra salvezza”.