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‘Quasi amici’, morto Philippe Pozzo di Borgo: aristocratico tetraplegico che ispirò film

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(Adnkronos) – E’ morto Philippe Pozzo di Borgo, ricco e aristocratico tetraplegico che ha ispirato il film ‘Quasi amici’ (2011), uno dei più grandi successi cinematografici francesi. L’imprenditore e uomo d’affari francese, che viveva in un grande palazzo parigino, aveva 72 anni . Il decesso è avvenuto a Marrakech, in Marocco. La notizia della scomparsa è stata data oggi per primo dal quotidiano ‘Le Figaro’. La settima arte ricorderà che fu l’attore François Cluzet a prestargli, con una recitazione magistrale, le sue fattezze sul grande schermo.

I registi di questa tragicommedia, Éric Toledano e Olivier Nakache, che hanno incoronato l’attore Omar Sy con il Prix César per il miglior attore, nel ruolo del badante dell’imprenditore, hanno espresso la loro commozione su Twitter: “Abbiamo appena appreso con grande tristezza della morte del nostro amico Philippe Pozzo di Borgo. Accettando di far adattare la sua storia a ‘Intouchables’ Questo il titolo francese del film, ndr), ha cambiato le nostre vite e quelle di molte persone vulnerabili e fragili” .

Philippe Pozzo di Borgo ha raccontato il suo terribile destino in un libro biografico intitolato ‘Le Second Souffle’, tradotto in italiano come ‘Il diavolo custode’ (Ponte alle Grazie). È stata la sua resilienza e la sua fantastica voglia di vivere dopo l’incidente in parapendio, che lo aveva lasciato paralizzato dal collo in giù, a spingere i registi Éric Toledano e Olivier Nakache a scrivere una sceneggiatura che raccontasse il rapporto unico che si era sviluppato tra Philippe Pozzo di Borgo e il suo badante Abdel Yasmin Sellou, immortalato nel film da Omar Sy.

‘Quasi amici’ è stato un trionfo quando è uscito nel 2011, attirando più di 19 milioni di spettatori nei cinema. All’epoca, il film divenne il più grande successo del cinema francese, relegando il leggendario ‘Tre uomini in fuga’ (1966) di Gérard Oury al secondo posto; questo record è stato poi battuto da “Giù al Nord” (2008) di Dany Boon. Di questo film campione di incassi e fenomeno internazionale la stampa francese ha scritto: “Fa ridere fino alle lacrime e piangere di gioia”.

Amante della vita nonostante le sofferenze con cui ha dovuto convivere dopo l’incidente del 1993, Philippe Pozzo di Borgo era diventato il patrono dell’associazione ‘Soulager mais pas tuer’, che si batte in particolare contro l’eutanasia. Nel 2016 accettò anche di fare i testimonial di UP for Hummanness, dedicata all’integrazione professionale delle persone con disabilità.

Rampollo di nobile famiglia, ricco, colto, affascinante e amante delle cose belle e raffinate, Philippe Pozzo di Borgo si ritrovò paralizzato a seguito dell’incidente di parapendio poco dopo la scomparsa della sua splendida e amatissima moglie, affetta da una rara forma tumorale. Nel libro autobiografico ‘Il diavolo custode’ Philippe racconta come combatte coraggiosamente e ostinatamente con il proprio corpo, con il ricordo straziante di lei e con l’idea di essere un uomo inutile, finito, e per farlo usa tutti gli strumenti possibili, dall’impegno sociale all’attaccamento ai piaceri della vita.

In questa sua battaglia ha un’arma speciale: il suo badante, un immigrato algerino appena uscito di galera, che entra un giorno nella sua vita “ingessata” con l’energia di un tornado e diventa immediatamente il suo “diavolo custode”. Il loro rapporto di dipendenza reciproca e lo scontro ravvicinatissimo e spesso spericolato tra le loro culture si trasforma presto in un legame solido e nello stesso tempo turbolento, punteggiato da episodi irresistibilmente comici e autenticamente commoventi.