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**Qatar 2022: parla Osho, ‘Mondiali senza birra sono come satira senza Di Maio’**

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Roma, 22 nov. (Adnkronos) – “Premetto: non li sto seguendo, in generale non sono un grande appassionato dei Mondiali, non sono di quelli che si mettono il parruccone tricolore per guardarsi la partita della Nazionale. Però una cosa come prima impressione posso dirla: i Mondiali senza birra sono come la satira senza Di Maio”. Puntuale e senza filtri è l’opinione di Federico Palmaroli in arte Osho che, all’Adnkronos, racconta il suo punto di vista sui Mondiali di Calcio in Qatar senza fare sconti a nessuno come è nel suo stile.

“Dal punto di vista tecnico li ho seguiti poco sinora, ma vedendo la prima partita posso dire che in Qatar non sono negati solo i diritti, sono negati proprio i giocatori”, scherza il vignettista. Che ammette che, nonostante lui stesso ami molto il calcio (è nota la sua grande passione per la Lazio) “dal punto di vista della satira i Mondiali non sono mai stati di grande appeal, senza contare che quest’anno ancora una volta non gioca l’Italia”. Il motivo? “Credo che come Paese non abbiamo una grande tradizione di tifo organico per la Nazionale, a differenza di tifoserie come quelle inglesi, olandesi, che si muovono insieme e fanno anche grandi disastri. Siamo un paese fondalmentalmente diviso, siamo più legati ai club”.

E sulle polemiche sollevate dai Mondiali in un Paese come il Qatar, l’Osho de’ noantri è come al solito incisivo: “Mi fa sorridere che prima si decide di andare in Qatar, un Paese dove tutto sembra finto e si violano i diritti umani, e poi tutti a criticare il Mondiale in Qatar. E’ ipocrita: se si è attenti ai diritti delle persone, a quel punto ti opponi a giocarlo lì non che poi ti inginocchi per difendere quei diritti”, affonda Palmaroli. Il riferimento è ai giocatori del team inglese, che prima della partita contro l’Iran si sono inginocchiati per difendere la causa del Black Lives Matter, come fanno ormai ad ogni partita dall’uccisione del nero George Floyd negli Stati Uniti. Senza l’Italia in campo, “potrei tifare per l’Iran, mi è piaciuto molto che si siano rifiutati di cantare l’inno rischiando davvero, non per una questione di immagine”. Però, ironizza Osho, “è anche vero che se tifi per una squadra del genere tifi per tre partite”.