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Pride, da Scola ad Ang Lee: quando il cinema racconta la libertà di essere se stessi

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(Adnkronos) – Anche quando certe storie non potevano essere raccontate apertamente, il cinema ha sempre trovato il modo di arrivare al cuore di chi guardava rompendo ogni tabù. Nel mese del Pride, che ricorda i moti di Stonewall del 1969, sette film da (ri)guardare sulla libertà di essere chi si è: da 'Una giornata particolare' di Ettore Scola a 'Chiamami col tuo nome' di Luca Guadagnino.  Nel 1977 ha debuttato al cinema 'Una giornata particolare' di Scola. Il grande cineasta affronta il tema dell'omosessualità senza stereotipi, mostrando la sofferenza e l'isolamento di un personaggio che non può vivere liberamente secondo la sua identità, ragione del suo licenziamento. Il film, ambientato durante il fascismo, racconta la storia di Antonietta (l'icona Sophia Loren), una casalinga moglie di un convinto sostenitore del regime, e di Gabriele (l'indimenticabile divo italiano Marcello Mastroianni), un ex annunciatore radiofonico licenziato per essere omosessuale, che si incontrano nel corso di una visita di Hitler a Roma. Il film ha influenzato diverse generazioni di cineasti contribuendo a sensibilizzare il pubblico sui temi dell'omosessualità e della libertà individuale. Nel 2001 è uscito nelle sale 'Fate ignoranti' di Ozpetek. Al centro della storia identità e doppia vita, famiglia non convenzionale, accettazione, trasformazione e amore. Il film racconta di Antonia (Margherita Buy) che, dopo la morte improvvisa del marito, scopre una parte sconosciuta di colui che ha avuto accanto per anni: la relazione segreta con un uomo. Questa rivelazione la conduce in un mondo nuovo, popolato da persone diverse, eccentriche e profondamente umane, che le fanno riscoprire sé stessa. Il film è un inno alla libertà, alla scoperta e alla possibilità di amare in forme inaspettate, oltre i confini delle convenzioni sociali.  Il 2005 è l'anno di 'I segreti di Brokeback Mountain' di Ang Lee. A 20 anni dall'uscita, il film è ancora capace di raccontare il presente. I protagonisti sono Jake Gyllenhaal e Heath Ledger (morto nel 2008 all'età di 28 anni) interpretano due cowboy costretti a vivere un amore proibito, che sfida l'immaginario del 'maschio alfa' e tossico del western. Questo non è solo una pellicola Lgbtqia+ ma è diventato un manifesto dell'amore che non conosce confini.  La regista francese Céline Sciamma ha regalato due perle del cinema a tema Lgbtqia+: 'Tomboy' del 2011 e 'Ritratto di una giovane in fiamme' del 2019. Il primo racconta di Laure, una bambina di 10 anni che, trasferendosi in un nuovo quartiere, decide di far credere di essere un maschio, adottando il nome di Michael. Questo gioco con la propria identità, favorito dalla distrazione dei genitori, la porta a esplorare la sua sessualità e a confrontarsi con la realtà sociale che la circonda. Il film mette in discussione la natura fissa dell'identità, suggerendo come possa essere un processo in evoluzione, un tentativo di trovare il sé autentico. Il secondo, è un film che parla di amore, passione, desiderio di libertà ed emancipazione femminile nella Francia del XVIII secolo. La trama si incentra su una pittrice, Marianne, che viene incaricata di dipingere il ritratto di nozze di Héloïse, una giovane donna appena uscita dal convento. La storia esplora il desiderio di Héloïse di sfuggire alle convenzioni sociali e di scegliere il proprio destino, mentre Marianne cerca di trovare la propria strada nell'arte e nella vita. 'Ritratto di una giovane in fiamme', infatti, vuole essere un'analisi delle donne e del loro ruolo nella società, in un periodo storico in cui erano spesso considerate oggetti passivi. Nel 2013 'La vita di Adèle' diretto da Abdellatif Kechiche. La pellicola racconta la storia di Adele, la cui vita viene stravolta dall'incontro con Emma, una pittrice della quale si innamora. Il film esplora con grande intensità emotiva il percorso di crescita, desiderio e identità di Adele, affrontando temi come l’amore, l’accettazione, la complessità delle relazioni – tra delusioni, immaturità e difficoltà – regalando una rappresentazione realistica non solo dei sentimenti ma anche delle scene intime intense delle protagoniste.  'Chiamami col tuo nome' è l'opera d'arte di Luca Guadagnino (2017), attraverso cui il regista ha lanciato quello che oggi è uno dei divi più amati e richiesti di Hollywood: Timothée Chalamet. Il film – tratto dal romanzo di André Aciman – esplora la nascita del desiderio, la bellezza e la fragilità del primo amore, la paura del rifiuto, la difficoltà di esprimere i propri sentimenti e la scoperta della propria sessualità raccontando la storia di Elio (Chalamet), un diciassettenne americano che vive in Italia, e Oliver (Armie Hammer), uno studente americano ospitato dalla famiglia di Elio durante una vacanza estiva. Ma Guadagnino fa di più, dando un ruolo centrale anche alla famiglia di Elio, in particolare al padre, che in una delle scene più belle del film dice al figlio: "Quando meno te lo aspetti, la natura ha astuti metodi per trovare il tuo punto più debole. Tu ricordati che sono qui. Adesso magari non vuoi provare niente, magari non vorrai mai provare niente e, sai, magari non è con me che vorrai parlare di queste cose. Però prova qualcosa, perché l’hai già provata. Senti, avete avuto una splendida amicizia, forse più di un’amicizia, e io ti invidio. Al mio posto, un padre spererebbe che tutto questo svanisse, pregherebbe che il figlio cadesse in piedi ma non sono quel tipo di padre. Strappiamo via così tanto di noi per guarire in fretta dalle ferite che finiamo in bancarotta già a trent’anni…". (di Lucrezia Leombruni) —[email protected] (Web Info)

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