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Politica: da Crispi a Berlusconi, saggio di Pisicchio su ‘come si fa una campagna elettorale’

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Roma, 19 lug (Adnkronos) – ‘Come si fa una campagna elettorale’. Lo spiega l’ex parlamentare Pino Pisicchio in un saggio che raccoglie diversi episodi di epoche diverse, a partire dall’Agorà ateniese e da un vademecum (presunto) su Marco Tullio Cicerone. “Il libro è l’effetto di una scoperta fatta in una libreria antiquaria su Crispi, che nel 1870 viene candidato in Basilicata, a Tricarico, e decide di intraprende un viaggio in groppa a un cavallo nel collegio”, ha spiegato Pisicchio.

Crispi era “un professionista straordinario della campagna elettorale. Una cosa che abbiamo avuto solo nella Prima Repubblica. Pur avendo solo 800 elettori scarsi da contattare li va a incontrare”, sottolinea l’autore, che racconta ancora: “I greci avevano un atteggiamento più nobile. L’attività dell’oratore era persuasiva, c’era un mutamento delle posizioni. Ma ad inventare la campagna elettorale sono stati i romani, straordinari. A Pompei ci sono 2650 murales di campagna elettorale con una vena umoristica, slogan denigratori firmati ‘l’ubriaco del quartiere’ o altri a favore perchè con quel candidato ‘non è morto nemmeno un asino'”.

Inoltre “c’erano i galoppini, gli schiavi, che andavano nei crocicchi, nei bar dell’epoca, ed annunciavano il candidato. Le donne non votavano ma erano molto attive e si spendevano tanti soldi, Cicerone si lamenta di questo”, prosegue Pisicchio.

(Adnkronos) – “Dopo l’epoca di Crispi e dopo il fascismo, arriva il dopoguerra e ci sono le grandi campagne elettorali con le preferenze, anche multiple -ricorda l’autore del saggio-. C’era una forte concorrenza interna ma senza conflitto, che è arrivato con la preferenza unica. Poi -lamenta Pisicchio- non si vota più, i capi di partito hanno confiscato il diritto di voto ed è diventata una non campagna elettorale. L’abitudine di cercare i voti non c’è più e l’attività si è spostata dal rapporto con il popolo al rapporto con il capo”.

Chi è stato il più bravo? “Uno straordinario propagandista è stato Berlusconi -ammette Pisicchio-. Non c’era campagna elettorale che non vincesse. Poi l’effetto di capacità di governo era un po’ diverso, ma la sua capacita di raccoglitore di consenso era altissima”.