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Pd: Lepore, ‘partita petizione per inserire ‘lavoro’ in nome partito’

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Roma, 6 dic. (Adnkronos) – “Inserire la parola lavoro nel nome del Partito democratico. Insieme al sindaco di Ravenna, Michele De Pascale, abbiamo lanciato una raccolta di firme perché è evidente che, per rivolgerci innanzitutto a quel 40 per cento di cittadini che non è andato a votare lo scorso 25 settembre, occorra far capire, con immediatezza, chi siamo e da che parte stiamo”. Così il sindaco di Bologna Matteo Lepore rispondendo agli ascoltatori di Radio Immagina, la web radio dem

“A chi ci ha accusato dicendo che lavoro è una parola novecentesca rispondo dicendo che, come recita il primo articolo della nostra Costituzione, lavoro è dignità, lavoro è libertà delle persone. Ieri un trentenne è morto in un cantiere in città. Ai familiari di quel lavoratore davvero c’è chi gli vorrebbe dire che lavoro è un lemma del novecento?”.

“Ecco non partiamo solo dai nomi dei candidati, dalla conta, ma riflettiamo sul perché stiamo insieme nel Pd. Noi con l’iniziativa di proporre quel cambiamento di nome vogliamo offrire ai circoli e al Paese la possibilità di esprimersi. Come sindaco di una grande città – ha aggiunto Lepore – faccio parte del Comitato dei garanti del percorso costituente. Credo occorrano poche ma chiare modifiche alla nostra Carta dei valori per ridefinire la nostra identità, per essere facilmente riconoscibili, per aprirci. Così il percorso costituente, che dovrà proseguire anche all’indomani della scelta del segretario o della segretaria, potrà essere incisivo e ci porterà a riconnetterci sentimentalmente con l’Italia. Altrimenti il rischio è quello di un dibattito tutto interno, incomprensibile”.

“A coloro che non hanno intenzione alcuna -aggiunge Lepore- di mettere in discussione lo status quo e di ricostruire un partito dico due cose: la prima è che il partito liquido è stato sconfitto dalla storia e, nelle ultime elezioni, da una forza di destra che si è presentata con un partito pesante e strutturato, con un linguaggio forte e un’ideologia strutturata. La seconda è la seguente: dopo la debacle del 2018 incontravo persone, elettori, simpatizzanti, iscritti arrabbiati. Oggi, dopo la sconfitta del 25 settembre, nessuno, o in pochissimi, mi chiedono del Pd. Manteniamo lo status quo o, allargando, cambiando, promuovendo partecipazione ridefiniamo la centralità e l’utilità del Pd per il Paese?”.