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Noboa ‘avvelenato’: ecco come si difendono i leader del mondo tra spettrometri, sosia e Ia

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(Adnkronos) – "Non ci si avvelena da soli con il cioccolato". Con questa frase il presidente ecuadoriano Daniel Noboa ha commentato il presunto tentativo di avvelenamento di cui sostiene di essere stato vittima: dolci e marmellata contaminati da tre sostanze tossiche, ricevuti in dono durante un evento pubblico. Il caso, ora nelle mani della procura di Quito, si inserisce in un clima globale sempre più teso, tra guerre, instabilità e leader che convivono con la paura costante di un attentato. Da Donald Trump a Kim Jong-un, passando per Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu, proteggere sé stessi – ancora prima che la patria – è diventato un mestiere, con strategie tanto sofisticate quanto eccentriche. Negli Stati Uniti, Trump vive sotto una protezione senza precedenti. Dopo l’attentato del 2024 in Pennsylvania, in cui rimase ferito a un orecchio, la sua scorta ha introdotto i "panic pods" – rifugi antiproiettile pieghevoli nascosti dietro le quinte dei comizi – e reti anti-drone che sigillano lo spazio aereo intorno ai palchi. Il tycoon si muove in convogli di veicoli blindati, circondato da decine di agenti del Secret Service, mentre ogni alimento viene analizzato da laboratori mobili. L’accesso ai suoi eventi è rigidamente controllato, e la voglia del tycoon di apparire pubblicamente porta talvolta a enormi sfide logistiche. 
Vladimir Putin ha invece trasformato la segretezza in scudo personale. Il presidente russo alternerebbe, secondo varie analisi e teorie, più sosia addestrati a imitarne voce e gesti, per confondere potenziali attentatori. Ricerche condotte dal Japan’s National Institute for Defence Studies tramite software di riconoscimento facciale e vocale avrebbero individuato almeno due controfigure in attività, anche se il Cremlino non ha mai confermato. Ogni pasto, bevanda o ambiente che Putin frequenta viene testato con spettrometri portatili e assaggiatori di fiducia: il timore dell’avvelenamento è quasi culturale, radicato nella lunga storia russa di veleni e tradimenti.  In Ucraina, Volodymyr Zelensky vive in movimento continuo. Dall’invasione russa del 2022, il presidente ha fatto della mobilità la sua migliore difesa: bunker segreti, spostamenti improvvisi, scorte d’élite che cambiano percorso all’ultimo momento. Secondo fonti di sicurezza citate dal Guardian, in alcune occasioni avrebbe usato travestimenti con parrucche e abiti civili per muoversi a Kiev senza attirare attenzione. Un’inchiesta del New York Times ha raccontato come Zelensky registri molti dei suoi messaggi in rifugi sotterranei, usando green screen per nascondere la posizione reale.  Più tecnologica, ma non meno ossessiva, è la sicurezza del presidente cinese Xi Jinping. In Cina, il controllo non si affida solo ai corpi speciali ma anche all’intelligenza artificiale: reti di telecamere con riconoscimento facciale e analisi comportamentale sorvegliano le folle in tempo reale, alla ricerca di micro-espressioni di nervosismo o gesti sospetti. Xi adotta "ghost schedules", orari fantasma e spostamenti decisi all’ultimo istante per rendere imprevedibili i suoi movimenti. In passato avrebbe perfino organizzato cortei ed eventi "diversivi" per sviare potenziali attentatori.  Nella gara al "più paranoico", nessuno supera Kim Jong-un. Il leader nordcoreano evita gli aerei, viaggiando su treni corazzati da 90 vagoni, con percorsi segreti e convogli di scorta. Porta sempre con sé una toilette personale per impedire che i servizi segreti stranieri analizzino i suoi campioni biologici. Secondo testimonianze di disertori, utilizzerebbe persino sosia "geneticamente compatibili" per gli eventi pubblici più rischiosi. Una sicurezza maniacale figlia anche dell’isolamento e la paranoia del regime. 
Neppure Benjamin Netanyahu è immune alla logica della minaccia. La sua residenza di Cesarea è un bunker futuristico, con vetri che si rinforzano automaticamente, sensori acustici anti-drone e ologrammi di "figure fantasma" per confondere eventuali tiratori. La scorta del premier israeliano impiega agenti sotto copertura come "vicini di casa" e utilizza giubbotti antiproiettile dissimulati da completi sartoriali.  
—internazionale/[email protected] (Web Info)

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