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Nato, Rutte primo fan di Trump: “Grazie al ‘paparino’ stop alla guerra”

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(Adnkronos) – "No, non credo, penso che sia un po' una questione di gusti". Mark Rutte, segretario generale della Nato, ha risposto così alle domande dei giornalisti all'Aja che gli chiedevano se non stesse adulando un po' troppo Donald Trump. Del quale ha esaltato "la straordinaria" azione contro l'Iran in un messaggio inviato al presidente americano da lui reso pubblico e che ha definito "Daddy" (paparino) per il ruolo avuto nel sedare la 'rissa' tra Israele e Iran.  "Hanno avuto una grossa discussione, come due bambini nel cortile della scuola. Si picchiano come matti, non si riesce a fermarli. Lasciateli litigare per circa 2-3 minuti, poi sarà facile fermarli", ha riaffermato Trump parlando all'Aja della 'Guerra dei 12 giorni' e ribadendo il concetto già espresso negli ultimi giorni. Quindi la battuta del segretario generale dell'Alleanza, che, riferendosi al 'non sanno che c…stanno facendo' lamentato dal presidente, ha scherzato: "E poi il paparino deve qualche volta usare parole forti per fermarli".
 "Allora, perché non merita qualche elogio?", ha poi continuato Rutte, davanti ai giornalisti che gli chiedevano se non stesse esagerando con i complimenti a Trump. "Il fatto che abbia preso questa azione decisa, molto mirata, per assicurare che l'Iran non sia in grado di avere una capacità nucleare, penso che valga tutti li elogi", ha insistito il numero uno della Nato, che nei giorni scorsi, tra le perplessità pubbliche e private di molti leader alleati, era arrivato a sostenere che l'attacco americano non violasse il diritto internazionale.
 Rutte è alla guida della Nato dal primo ottobre scorso, quando ha preso il posto del norvegese Jens Stoltenberg. Già manager della multinazionale Unilever, è stato primo ministro dei Paesi Bassi dal 2010 al 2024, un tempo lunghissimo, tanto che lui stesso ci scherzava, assicurando che l'Olanda restava "una democrazia".  A Bruxelles è di casa. Nel Consiglio Europeo, dove insieme all’ungherese Viktor Orban era il leader con la maggiore anzianità di servizio, era noto per la padronanza dei dossier, che conosceva a menadito. Molto apprezzato dalla stampa, raramente ha mancato un doorstep: era capace di fermarsi anche per 20 minuti, alle 3 e mezza del mattino, per spiegare pazientemente ai cronisti che cosa era successo, prima in olandese e poi in inglese. Saldamente atlantista, è soprannominato ‘Teflon’, per la sua abilità nel superare qualsiasi crisi politica, grazie alla sua duttilità e abilità nella mediazione: riuscì a trovare un accordo persino con Giuseppe Conte su Next Generation Eu, che dava all'Italia oltre 200 miliardi di euro raccolti emettendo Eurobond, in un Consiglio Europeo fiume nell'estate del 2020 dal quale entrambi i premier uscirono vincitori.  È largamente considerato un costruttore di consenso e un tessitore di coalizioni, qualità che gli sono tornate utili anche in queste settimane, in cui ha dovuto far accettare agli alleati l'aumento delle spese per la difesa al 5% del Pil entro il 2035. Altro successo che in realtà lui ha ascritto a Trump, come si legge nel messaggio che ha inviato al presidente. "Donald, ci hai portati a un momento davvero, davvero importante per l’America, per l'Europa e per il mondo. Riuscirai in qualcosa che nessun presidente americano è riuscito a ottenere in decenni. L'Europa pagherà in grande misura, come è giusto che sia, e sarà una tua vittoria", lo ha celebrato. E il presidente ha ricambiato le affettuosità: "Mi ha chiamato 'daddy'" perché "penso di piacergli", ha detto ai giornalisti.   —internazionale/[email protected] (Web Info)

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