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**Myanmar: Soliani (Associazione Amicizia Italia–Birmania), ‘rischio guerra civile’** (3)

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(Adnkronos) – “Sarebbe molto importante che si aprisse un dialogo interno in Myanmar con tutti gli esponenti, compresi i militari”, prosegue. Quei militari che, dice, “non hanno ancora imparato come l’esercito può vivere in un Paese democratico”, che sono un gruppo di persone con “interessi personali, economici e di potere fortissimi”, che “si sono mossi esclusivamente per il loro interesse personale, di autodifesa, di immunità, di tutela delle loro enormi ricchezze, del prestigio, del potere” dopo le elezioni dell’8 novembre con la vittoria del partito di Aung San Suu Kyi. Qui militari che, incalza, “non sanno cos’è la democrazia o quanto meno non hanno accettato fino in fondo la volontà del popolo e si sono messi contro il popolo”, che “non conoscono il diritto, non conoscono il rispetto della dignità delle persone”, che “in queste ore hanno ucciso passanti e venditori ambulanti, una donna incinta”.

“Il Tatmadaw – prosegue nella sua analisi – si è comportato come si è sempre comportato. Non è una novità, purtroppo per la storia del Paese, ma la differenza rispetto ai decenni precedenti e ai massacri precedenti è che adesso che tutto si svolge in diretta davanti al mondo”. Soliani ricorda i suoi contatti con Aung San Suu Kyi. “Ci siamo scritte fino a qualche giorno prima del golpe – racconta – Con il suo segretario siamo stati in contatto fino a due o tre giorni dopo il golpe, quando mi ha rassicurato sul fatto che stavano bene e poi non ho più saputo niente”. “Possibile – conclude – che oggi nel mondo 500.000 persone, tanti sono i militari in Myanmar, possano tenere in ostaggio 56 milioni di persone?”.

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