**Monza: 7 ore al Pronto soccorso senza acqua, cibo e carta igienica al posto degli assorbenti**
Milano, 10 ott. (Adnkronos) – Carta igienica al posto degli assorbenti. E senza acqua e cibo per oltre 7 ore. E’ successo a una ragazza della Brianza, giunta intorno alle 5 e mezza al pronto soccorso di Vimercate, in provincia di Monza e uscita poco dopo le 13. Dolori lancinanti al basso ventre, una corsa in auto a tutto gas col papà verso l’ospedale tra le lacrime per il dolore e poi l’attesa. Un’ora per la prima visita mentre la persona al front office si alza e tra un’accettazione e l’altra viene a chiederle cosa ha e a misurarle la pressione. Vietato bere. Poi, dopo i prelievi del sangue, viene invitata ad andare nei bagni con un bicchierino in stile cappuccino per raccogliere l’urina. Cammina a fatica, ha mal di testa e ancora dolore. Non sa a chi deve riconsegnarla, deve cercare, chiedere e solo dopo le sarà data una sedia a rotelle. E’ il papà a spingerla in una sala d’attesa.
Ma alle 8 meno un quarto, quando le sopraggiunge il ciclo mestruale l’ospedale sembra andare in corto circuito. ”Mi sono alzato e sono andato all’ingresso a chiedere un’assorbente -racconta all’Adnkronos il padre che ha deciso di rivolgersi a un avvocato- e mi sono sentito rispondere che non potevo stare lì e che dovevo andare a casa e che vedevano se ne trovavano uno. Ho chiesto se almeno potevo avvisare mia figlia che era senza cellulare, si trattava di fare 10 metri, ma me lo hanno impedito dicendo che ci pensavano loro”. Ma non sarebbe andata così. Il padre racconta che circa un’ora dopo ha risposto a una chiamata proveniente da numero sconosciuto. ”era mia figlia -dice- preoccupata perchè non sapeva cosa mi fosse successo. Mi aspettava da lì a qualche secondo e si era fatta prestare un cellulare da un’altra persona; nessuno l’aveva avvisata. Ed è stata costretta a tamponare la perdita di sangue con della carta igienica recuperata dai bagni del pronto soccorso perchè l’ospedale non aveva neanche un assorbente”.
Ma non solo. La ragazza, racconta il papà, ansiosa e sofferente di tricotillomania che la porta a strapparsi le sopracciglia, non vedendo tornare il padre è andata in panico. ”Potete immaginare cosa sia successo con le sue sopracciglia -dice-. Credo che questo sia un modo incivile di comportarsi. Non mi sembra si possa definire un servizio sanitario di eccellenza. E’ stata pure rimproverata perchè non aveva la mascherina. Ma magari uno se corre al Pronto soccorso alla mascherina non ci pensa no? E comunque bastava dargliela. Ne ha avuta una dopo ore e rimprovero. Non credo sia possibile in un paese civile lasciare una ragazza per oltre 7 ore senza informazioni, senza acqua, senza cibo, costretta a raccattare carta igienica per tamponare il flusso mestruale abbondante del primo giorno. Che tristezza”.
