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(Adnkronos) – Secondo Branchini sono tre i fattori principali che avvantaggiano i gruppi. “Gestione affidata a manager selezionati con cura e spesso fatti crescere all’interno – sottolinea -. Indicazione da parte del vertice del gruppo di obiettivi molto precisi e delega sulle modalità per raggiungerli. Soddisfazione interna del fabbisogno finanziario. In sintesi: una gestione razionale controllata”. Ma anche la capacità di “coltivare, selezionare ed attrarre i migliori talenti creativi, in tutto il mondo e l’utilizzo della massa critica di gruppo in termini finanziari, di funzioni centrali (Hr e Talent, Consumer Relation, Innovazione Digitale, Esg, …) e delle capacità negoziali nei confronti dei partner commerciali, immobiliari, dei media”. Questi fattori, evidenzia, sono resi possibili grazie ad una divisione dei ruoli, sia pratica sia emotiva.

I proprietari dei grandi gruppi sono investitori e dirigono holding, rimarca Brachini, gli indipendenti sono proprietari di una marca che porta il loro nome. Le holding, ricorda, “non sono solo organismi finanziari, anzi hanno accresciuto negli anni le loro funzioni operative centrali, a supporto dei brand. Ne deriva che la coppia di persone a capo di ogni impresa, il ceo e il direttore creativo, sono totalmente focalizzati sull’obiettivo di ‘creare valore per il consumatore ed il gruppo’”. Questo, fa notare ancora l’esperto, spiega perché alla crescita dei fatturati, della marginalità, degli investimenti, siano state fortemente sviluppate la cura della cultura e dell’heritage individuale, dell’origine made in Italy delle varie aziende e marche.

“Nelle imprese indipendenti l’imprenditore, oltre che della scelta del ceo e del direttore creativo – chiosa Brachini – si deve occupare dei rapporti con gli azionisti, spesso familiari, con le banche, con i grandi retailer, di investimenti e d’innovazione, di politica organizzativa e del personale, di politica fiscale. Se questa, in sintesi, è la rappresentazione del confronto tra imprese italiane indipendenti e non, negli ultimi vent’anni, l’arrivo inaspettato della pandemia speriamo induca alcuni imprenditori ed imprese familiari a rivedere gli approcci tradizionali ed a innovare prima di tutto la cultura d’impresa. E decidere di quotarsi in Borsa, piuttosto che passare la mano”.

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