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Milano: Michele Mozzati, ‘nel 2021 reagirà, Sala garanzia continuità’/Adnkronos

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Milano, 30 dic. (Adnkronos) – Nel 2021 Milano tornerà quella di prima e il sindaco Giuseppe Sala, se eletto di nuovo, sarà “una garanzia di continuità”, portando a termine il lavoro che ha iniziato. Michele Mozzati, milanese “di Porta Vittoria”, come si definisce, scrittore e autore del duo Gino&Michele, nell’anno del Covid si è diviso tra casa e la sede della ‘sua’ Smemoranda, fondata con Luigi Vignali e Nico Colonna. “I mesi della prima ondata sono stati molto duri, ora provo anche una sottile curiosità. In città, ci si è lasciati un po’ andare a questo clima di depressione. Bisogna reagire, mostrare ottimismo, e lo dico anche a me stesso”, racconta in un’intervista all’Adnkronos.

Sala, per l’autore comico, può essere la persona giusta per rimettere in piedi i milanesi. “Lui è sia politico che manager, quello che ho sempre pensato debbano essere i capi delle grandi città europee. Ha fatto alcuni errori, è vero, ma – si chiede il fondatore di Zelig – chi non li avrebbe fatti un momento del genere? Sono contento di come è stata gestita la città in questi anni”. Il punto è anche un altro: con questo scenario, in una città così chiusa in se stessa, “un sindaco pavido dice ‘arrivederci, ho dato’. Un sindaco ambizioso, coraggioso si ricandida. E’ una garanzia di continuità. Poi, da sempre, durante il primo mandato si gettano le basi, nel secondo si chiudono i discorsi ancora aperti”.

Ad esempio, le periferie. La verità, argomenta Mozzati, è che Milano è anche Baggio, Corvetto, Maciachini: “Se ci dimentichiamo dei quartieri ai margini, commettiamo un errore clamoroso perché muoiono. Devono poter brillare di luce propria, essere autosufficienti”. La città dei piccoli ‘centri’, di una vita a misura di quartiere, è tra gli obiettivi dell’amministrazione. “Milano è destinata a correre, ma nei quartieri possiamo inventarci dei ritmi più umani e saggi. Non è impossibile”.

Dopo quella del vaccino, a Milano servirà anche un’iniezione di fiducia: “Ha vissuto peggio di altre città italiane la tragedia del coronavirus”. E non solo per i contagi. “Da qualche anno, la città aveva conosciuto una vera e propria rinascita, era più viva che mai. La gente aveva ricominciato a uscire, la sera, finite le ore in ufficio, dopo decenni in cui si stava rintanati in casa. Sembrava di nuovo quella della mia giovinezza, dove c’era sempre voglia di incontrarsi. Da qui, il contraccolpo della crisi, che è stato peggiore”.

Nel suo ultimo libro, ‘Quel blu di Genova’, alla città sono dedicati i primi capitoli, dove si racconta una delle rivolte di Milano contro la dominazione austriaca e di una fuga rocambolesca dei protagonisti tra le segrete del Castello Sforzesco e i solai dei Navigli. “Ci sono piccole storie di persone normali, dimenticate, che di colpo diventano patrioti e si mettono a fare le barricate”. Servirà un po’ di quello spirito per ricostruire l’umore di una città intristita e impoverita dalla pandemia. Molto ha fatto “la chiusura dei musei, dei cinema e dei teatri, che io metto sullo stesso piano di quella dei negozi e delle piccole aziende. Una cultura metropolitana vive di tutto questo, la gente deve incontrarsi, tornare in strada. Speriamo possa tornare a farlo presto”.

(di Vittoria Vimercati)

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