Milano: la statua My Inner Beast donata alla città dallo scultore Galschiot su Subito per 2000 euro
Milano, 16 ago. (Adnkronos) – E’ finita in vendita su Subito.it per 2000 euro la statua ‘My Inner Beast’ realizzata dallo scultore Jens Galschiot e donata alla città di Milano nel novembre del 1993. Un’opera contro il razzismo e l’intolleranza uguale ad altre 19 spedite dall’artista ad altrettante città europee, ma mai esposta dal Comune di Milano che l’ha relegata per una decina di anni in un deposito prima che l’imprenditore Gianni Conti decidesse di acquistarla e di esporla comunque nel suo giardino di 3mila metri quadrati a Cormano, alle porte di Milano.
”Sia il sindaco di allora Formentini che il suo successore Albertini -racconta Conti all’Adnkronos- decisero di non farla vedere, seppellendola in un magazzino. Sono riuscito a scovarla dopo che ho raccolto la richiesta dell’autore che cercava di capire dove fosse finita la statua. Alla minaccia del Comune di distruggerla ho deciso di reagire acquistandola e dando così esecuzione alla volontà dell’artista di vederla esposta. Con il sindaco di Cormano abbiamo fatto un’inaugurazione ufficiale. Per acquistarla hanno voluto pure che pagassi il deposito di 10 anni di magazzino, come se fosse qualcosa di mio”. Sul basamento della statua alta poco più di 2 metri e raffigurante una sorta di maiale vestito e con postura umana c’e’ una targa in ottone con scritto “La bestia interiore – un animale dagli istinti più bassi che cresce quando l’uomo si espone alla violenza e le umiliazioni. Aggredisce i valori etico–morali. Si impadronisce del singolo uomo e nei casi estremi di intere popolazioni.”
L’autore all’epoca compì un vero e proprio blitz spedendo le statue e facendole sistemare senza alcuna autorizzazione nel giro di 55 ore in luoghi simbolo con l’obiettivo di sensibilizzare e sviluppare un dibattito attorno ai temi dell’intolleranza e del razzismo. Dieci anni dopo cercò di informarsi su che fine avevano fatto le statue. In alcuni Stati, come la Germania, è entrata a far parte della collezione d’arte statale. A Milano era stata sistemata in una zona dove all’epoca viveva un magistrato del pool di mani pulite. ”Arrivò anche la Digos -racconta Conti- e la portarono via per ispezionarla e vedere se conteneva una bomba. Poi da allora non è mai più comparsa in pubblico. L’ho rintracciata e sono riuscito ad acquistarla nel 2003. Adesso la vendo perchè ho novant’anni e mi piacerebbe saperla ancora visibile da qualche parte. Certo se volesse potrebbe prenderla il Comune di Milano, farebbe piacere sapere che torna nella città pensata dallo scultore” .

I commenti sono chiusi.