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Milano: gip, ‘giustizia privata’ tra trapper, rischio reiterazione per contesto culturale

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Milano, 4 ago. (Adnkronos) – Vittima e aggressori sono uguali: mentono alla caccia di una giustizia fai da te. Lo spiega il gip di Milano Guido Salvini che ha respinto la richiesta di scarcerazione, avanzata dal difensore Niccolò Vecchioni, nei confronti di Mohamed Lamine Saida, noto come Simba La Rue e dei presunti complici – Pape Ousmane Loum, Ndiaga Faye e Mevljudin Hetem – del sequestro di persona del trapper Baby Touchè, nome d’arte di Mohamed Amine Amagour. Concessi invece i domiciliari a Chakib Mounir, detto Malippa, il manager del 20enne italo-tunisino che era alla guida dell’auto su cui venne fatto salire il ‘rivale’ padovano. Il suo è un ruolo “minore” essendosi opposto alle violenze e la sua figura “è più lontana da logiche di contesa tra gruppi e non presenta, presa singolarmente, coefficienti di pericolosità”.

Un discorso che non vale per gli altri che sembrano dare la caccia al trapper veneto. “La versione dell’incontro casuale appare estremamente improbabile in quanto quella sera Baby Touchè aveva pubblicizzato su Instagram una sessione musicale in quel luogo”, scrive il gip. Nel confronto uno a uno la fisicità di Simba sovrasta il rivale e dalla voglia di umiliare il contendente nasce il sequestro mostrato sui social. La difesa che si sia trattato di un video concordato fatto per aumentare visualizzazioni e fama sui social non convince il gip sia per le testimonianze raccolte, sia perché non c’è traccia di quel video musicale che avrebbe dovuto sancire la pace. “Quello che è avvenuto invece poco tempo dopo presumibilmente come diretta conseguenza dell’umiliazione subita da Baby Touchè è invece stata l’aggressione a coltellate in danno di Simba La Rue in provincia di Bergamo in occasione della quale egli è stato quasi ucciso”. Rappresaglia seguita da una contro-rappresaglia contro un componente di rilievo della banda di Baby Touchè, Benskar Samir, colpito anch’egli a coltellate a Jesolo.

“Quanto al racconto della vittima che ha sostenuto la versione della messinscena esso non è assolutamente credibile. D’altronde sul piano ‘culturale’ l’interpretazione del comportamento di Baby Touchè è abbastanza scontata. Egli appartiene a un mondo che esprime assoluto e rifiuto dell’intera realtà sociale in cui vive e in cui il pensiero normale, rispetto anche ai fatti più gravi, segue regole di ‘giustizia privata’ senza ricorrere alla giustizia ordinaria. A chi la rappresenta non c’è alcun bisogno né si sente l’esigenza di dire la verità”.

Per il giudice Salvini quanto avvenuto il 9 giugno sorso ai danni di Baby Touchè “rimane un sequestro di persona con l’elemento psicologico, le modalità e la protrazione nel tempo idonei a configurare tale reato. E’ possibile che caduto dell’imboscata e trovatosi in un’assoluta disparità di forze, si sia arreso e per evitare danni anche fisici maggiori, abbia dovuto accettare di essere trascinato in auto, umiliato e sottoposto al video” ma in questa situazione “di costrizione- umiliazione evidentemente la sua volontà nel salire sulla vettura ed essere trascinato sino a Calolziocorte non era assolutamente libera”.

D’altro canto “non si comprende come un video in cui Baby Touchè, veniva insultato, sballottato tra i suoi aggressori e, quasi piangente, sbeffeggiato in ogni modo, anche con riferimenti triviali, potesse in qualche modo essergli di vantaggio sui social”. Quanto alla permanenza delle esigenze cautelari in carcere, i quattro “presentano precedenti penali”, a casa di Simba è stata sequestrata una pistola e in quella di Ndiaga circa 200 grammi di hashish. “Ancora più dei precedenti penali e giudiziari degli indagati il pericolo di reiterazione nasce dallo stesso contesto culturale in cui i fatti sono avvenuti. La diffusione sui social immediatamente via video delle azioni di violenza e gli stessi messaggi di violenza contenuti nella produzione artistica del gruppo da un lato è tale da scatenare un potente effetto imitativo e d’altro lato è la stessa pressione che viene dai consumatori dei social a premere affinché nuove azioni vengano compiute in una sorta di corto circuito”, scrive il gip.

“In questo quadro il rischio di ripetizione di simili azioni può essere eliminato solo tramite un percorso di riflessione e di recupero che non vi è ancora, se non per qualche segnale mostrato durante gli interrogatori, e che comporta tempi assai più lunghi”. Non solo: intorno al gruppo di Simba La Rue “gravitano altri episodi criminosi in merito ai quali sono in corso indagini così come sono in corso indagini in merito al gravissimo ferimento collegato che egli ha subito in provincia di Bergamo”. Infine la misura degli arresti domiciliari “ben difficilmente potrebbe eliminare il rischio di ulteriori condotte provocatorie tra i due gruppi” tramite i rispettivi profili sui social network.