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Meloni all’Onu prova a ‘stanare’ opposizioni: “Sì a Palestina ma a due condizioni”

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(Adnkronos) – La maggioranza porterà in Aula una mozione sul riconoscimento della Palestina, ma con due paletti: la liberazione degli ostaggi israeliani e l'esclusione di Hamas dal futuro assetto politico palestinese. Da New York, a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, Giorgia Meloni ribadisce la linea italiana su uno dei temi caldi di politica estera, rilanciando una mossa per provare a 'stanare' le opposizioni. Queste ultime accusano la presidente del Consiglio di non aver seguito l'esempio di Francia, Regno Unito e Canada, che in sede Onu hanno dato il via libera allo Stato palestinese, facendo salire a oltre 150 il numero di Paesi che ne sanciscono la legittimità.  
In una Manhattan blindata, tra cortei di auto ufficiali e manifestazioni di piazza, la presidente del Consiglio incontra la stampa italiana davanti alla sede della Rappresentanza permanente. "La maggioranza presenterà in aula una mozione per dire che il riconoscimento della Palestina deve essere subordinato a 2 condizioni: il rilascio degli ostaggi e l'esclusione di Hamas da qualsiasi dinamica di governo", dichiara. 
L'Italia, al pari della Germania, mantiene dunque una posizione prudente e non si accoda a Emmanuel Macron, che ha annunciato il riconoscimento ufficiale da parte di Parigi. Per Meloni, il riconoscimento della Palestina, "in assenza di uno Stato che abbia i requisiti della sovranità, non risolve il problema, non produce risultati tangibili concreti per i palestinesi. Dopodiché – osserva – si dice che però il riconoscimento della Palestina può essere un efficace strumento di pressione politica" ma "io penso che la principale pressione politica vada fatta nei confronti di Hamas perché è Hamas che ha iniziato questa guerra ed è Hamas che impedisce che la guerra finisca rifiutandosi di consegnare ostaggi".  Poi un messaggio rivolto alla minoranza: "Spero che un'iniziativa del genere possa trovare anche il consenso dell'opposizione, non trova sicuramente il consenso di Hamas, non trova magari il consenso da parte degli estremisti islamisti, ma dovrebbe trovare consenso nelle persone di buon senso".   
La giornata all'Onu è stata dominata anche dal "ciclone" Donald Trump. Il presidente americano, con al fianco la moglie Melania, ha tenuto un discorso al vetriolo contro le Nazioni Unite, accusate di "finanziare" l'immigrazione irregolare verso l'Occidente e di averlo lasciato solo negli sforzi per la pace. Non sono mancate stoccate all'Europa ("devono smettere immediatamente di acquistare petrolio russo, è imbarazzante per loro") e al cambiamento climatico ("la più grande truffa al mondo"). Meloni ha seguito l'intervento in platea, spiegando poi di condividere molte delle osservazioni del tycoon: dalle politiche migratorie al Green Deal fino all'inefficacia delle istituzioni multilaterali.  Sfumature diverse sull'Ucraina, dove la premier respinge l'accusa di ambiguità da parte dell'Europa: "Credo che dobbiamo però lavorare insieme come Occidente se vogliamo portare a casa una pace giusta e duratura ed è quello che stiamo cercando di fare. C'è bisogno dell'Europa, c'è anche bisogno degli Stati Uniti". Sulla partita energetica è intervenuto il ministro degli Esteri Antonio Tajani: "Noi non compriamo gas e petrolio dalla Russia – ha chiarito il vicepremier -. Quindi l'Italia ha già fatto una scelta molto chiara in questa direzione".  La prima giornata di Meloni a New York è scandita anche da incontri di alto livello. Dopo l'apertura del dibattito generale, nell'agenda della premier spiccano colloqui bilaterali con diversi leader, tra cui il presidente siriano Ahmad Husayn al Shara, il capo di Stato libanese Joseph Aoun, l'emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. L'intervento di Meloni in assemblea generale è in programma per le 20 di oggi ora locale, quando in Italia sarà notte fonda. (dall'inviato Antonio Atte) —[email protected] (Web Info)

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