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Mannino, ‘Il nostro destino si giocain Sicilia, la Dc distrutta da stragi mafiose’ (2)

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(Adnkronos) – Per Calogero Mannino “è la strage dirompente di Capaci, seguìta dall’attentato di conferma di via Mariano d’Amelio a Palermo, a liquidare con Falcone e Borsellino il sistema della Prima Repubblica imperniato sulla Democrazia cristiana”. “Non è stata Tangentopoli a distruggere la Dc. Sono state le stragi di Capaci e Palermo – spiega l’ex ministro – Da cui deriva il cambio degli equilibri di potere in Sicilia, quindi in Italia. Senza quelle stragi Oscar Luigi Scalfaro non sarebbe stato eletto presidente della Repubblica, la De non sarebbe stata cacciata dal governo e forse non si sarebbe spaccata, fino a morire – oltretutto per preservare la prospettiva politica del partito post comunista, assunto a cardine del nuovo ordine. Ironie della storia”.

“Durante la guerra fredda e la Prima Repubblica, faccia esterna e interna della stessa medaglia, il potere in Sicilia è dello Stato. Ma attraverso strutture parallele di altri Stati è condizionato, se non partecipato, dalla mafia – aggiunge poi Calogero Mannino – Cosa Nostra è impegnata nell’intermediazione parassitaria, che muta con le circostanze storiche: dal feudo all’edilizia, poi alla gestione di traffici illeciti, non soltanto droga, oltre a ruoli oscuri che purtroppo segneranno la nostra vicenda nazionale. Quando negli anni Ottanta, grazie anche all’iniziativa della Dc, lo Stato cerca di riaffermare, con il primato delle sue leggi, la sua funzione di direzione politica e di controllo sull’isola, Cosa Nostra, versione ultima della complessa galassia mafiosa, reagisce con ferocia”.

“Gli assassini del segretario provinciale della Dc a Palermo Michele Reina il 9 marzo 1979 e poi quello di Piersanti Mattarella il 6 gennaio 1980 segnano una cesura – conclude -Con il maxiprocesso di Palermo, avviato nel 1986, lo Stato sembra avere la meglio. Ma poi prevale il caos. Combinato disposto della controffensiva di Cosa Nostra per le condanne comminate dai giudici di Palermo e della crisi dell’equilibrio bipolare in Europa e nel mondo. Questo incrocio — occasionale? — determina la fine della Prima Repubblica. Da allora Sicilia e Italia sopravvivono nel vuoto. Eppure la Sicilia conserva il suo valore geopolitico. La torre del Muos simboleggia la sua funzione di osservazione e controllo del Mediterraneo, crocevia fra Europa, Africa e Asia. Occhio magico puntato sulle terre e sugli uomini di uno dei pochissimi spazi davvero strategici al mondo”.

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