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Mafia: Savina, il superpoliziotto che prese Brusca ‘così collaborò, oggi concordo con Maria Falcone’

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Palermo, 1 giu. (Adnkronos) – “Io mi ritrovo nelle parole dette da Maria Falcone che ricorda che la legge sui pentiti è stata voluta anche dal fratello. Oltretutto a favore delle scarcerazioni si sono pronunciate diverse procure, con in testa il Procuratore nazionale antimafia. Insomma, è stata rispettata la legge”. A parlare, in una intervista all’Adnkronos, è Luigi Savina, l’ex vicecapo della Polizia, che oggi, da poco in quiescenza, continua a collaborare con il Dipartimento della Sicurezza. E’ stato lui ad arrestare, il 20 maggio del 1996, in contrada Cannatello, alla periferia di Agrigento, Giovanni Brusca, il ‘verru’, l’uomo che il 23 maggio di quattro anni prima spinse il bottone del telecomando che fece saltare in aria Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta. All’epoca c’è il rispetto della legge. Era lui il dirigente della Squadra mobile, alla guida di oltre 250 uomini, tra cui anche il suo braccio destro, Claudio Sanfilippo, oggi questore a Sassari. E Renato Cortese, poi diventato questore di Palermo.

Savina, parlando dello sconcerto dei familiari delle vittime della strage di Capaci, per la scarcerazione di Brusca, dice: “Io sono legatissimo a Tina Montinaro”, la vedova del caposcorta di Falcone, “a suo figlio Giovanni”. “Antonio Montinaro – racconta – ha lavorato con me quando ancora dirigevo la Sezione Omicidi, però devo dire che i collaboratori di giustizia sono risultati determinanti nella distruzione di quella Cosa nostra che conoscevamo in quegli anni”.

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