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Mafia: difesa Mori scrive a Mattarella, ‘da Report tentativo condizionamento opinione pubblica’ (2)

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(Adnkronos) – Tra le contestazioni della trasmissioni, ci sono ad esempio alcune intercettazioni a carico del boss Totò Riina in carcere, in riferimento alla mancata perquisizione del covo del boss mafioso Riina. “Le frasi vengono artatamente assemblate, come se fosse una sola pronunciata senza soluzione di continuità: “Minchia, furbu, furbu, furbu. Sono uno più vigliacco dell’altro perché io non ho potuto mai capire perché non vennero a fare la perquisizione”. “La duplice manipolazione si apprezza inequivocabilmente rivedendo il video, atteso che il timer della videoregistrazione segna minuti “8.51.34” quando Riina dice “Minchia, furbu, furbu”, minuti “8.52.54” quando Riina dice “Sono uno più vigliacco dell‟altro” e minuti “8.54.16” quando in sovrimpressione viene attribuita a Riina la frase “Perché io non ho potuto mai capire perché non vennero a fare la perquisizione” (in realtà l’orecchio ascolta, con difficoltà, Riina che dice “non mi sono mai dato pace … perché non sono venuti a fare la perquisizione”). Il pubblico che guarda la trasmissione, però, difficilmente fa caso ai minuti indicati dal timer e, quindi, non se ne può accorgere, venendo così facilmente ingannato”. E ancora: “E’ evidente, altresì, che senza la fraudolenta manipolazione – strumentale ad accreditare la circostanza che nemmeno Riina si spiegasse le ragioni della mancata perquisizione – non sarebbe stata possibile quella narrazione – lamentano i legali – Dal testo originale supra riportato, emerge l’esatto contrario, ossia che Riina appella il Gen. Mori “furbo” in relazione all’affermazione che secondo lui il Riina non tenesse documenti a casa. E non già, come si trae dal narrato complessivo, con riguardo al fatto che, alla spiegazione di Mori, non credesse nemmeno Riina, tanto da definirlo “furbo””.

“Incidentalmente va detto che non ci si intende affidare certamente alle dichiarazioni di un criminale quale Riina per difendere gli assistiti dalle accuse mosse loro – aggiungono i legali – Ma si è inteso riportare anche tale conversazione perché, anche nella sentenza di primo grado, così come nel programma televisivo, i dialoghi del Riina sono utilizzati se funzionali al teorema, e sono ignorati nel caso contrario. Lo stesso dicasi per l’attendibilità di Riina, affermata se conviene, negata se in contrasto con il pregiudizio da divulgare. E questo, a nostro avviso, è inaccettabile”. E citano parte della sentenza di assoluzione del generale Mori sulla mancata perquisizione del covo di Riina: “L’istruzione dibattimentale ha, al contrario, consentito di accertare che il latitante non fu consegnato dai suoi sodali, ma localizzato in base ad una serie di elementi tra loro coerenti e concatenati che vennero sviluppati, in primo luogo, grazie all’intuito investigativo del cap. De Caprio”. “Ci si domanda se queste omissioni relative anche a sentenze passate in giudicato, pronunciate in nome del popolo italiano, siano espressione della libertà di informazione riconosciuta dalla Carta costituzionale o integrino comportamenti gravemente scorretti non solo sotto il profilo deontologico, dal momento che si fanno conoscere esclusivamente atti e provvedimenti non irrevocabili, purché funzionali ad ipotesi accusatorie”, dicono gli avvocati Milio e Romito.

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