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M5S: chat in subbuglio sui 5 vice nei tg, Di Nicola ‘diktat lede libertà informazione’

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Roma, 2 nov. (Adnkronos) – Una poltrona per due a Palazzo Madama. Domani i senatori grillini sono chiamati a eleggere il nuovo capogruppo: la sfida è tra il presidente uscente Ettore Licheri e la collega Maria Domenica Castellone, che si candida ad essere la sorpresa di questa tornata elettorale interna. Ma a tenere banco in queste ore è la direttiva dei vertici del Movimento, anticipata sabato scorso dall’Adnkronos, secondo cui, ad apparire nei tg, saranno solo i cinque ‘vice’ di Giuseppe Conte (Paola Taverna, Mario Turco, Riccardo Ricciardi, Michele Gubitosa e Alessandra Todde), i quali hanno fatto il loro debutto televisivo proprio domenica 31 ottobre a ‘Mezz’ora in più’ su Rai Tre, al fianco del leader del Movimento 5 Stelle.

Circostanza che ha scatenato la critiche di Italia Viva: “E’ normale che un episodio del genere si verifichi proprio nel giorno in cui i giornali riferiscono che Conte vorrebbe imporre alle tv di far parlare solo i suoi 5 vicepresidenti?”, domanda in una nota il deputato della Vigilanza, Michele Anzaldi, chiamando in causa la presidente del Cda di Viale Mazzini Marinella Soldi. Ma il vero nodo è interno al Movimento. La decisione dei vertici pentastellati sta creando maretta nei gruppi M5S di Camera e Senato. Il tema, sollevato nei conciliaboli di queste ore a Palazzo Madama, è stato oggetto di un confronto tra diversi senatori, specie tra quelli che meno di tutti hanno digerito la direttiva. Non è un caso che tra i più critici ci sia Primo Di Nicola, giornalista e vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai in quota 5 Stelle.

Secondo quanto apprende l’Adnkronos, il senatore avrebbe espresso forti perplessità in una chat interna, bollando la decisione di ‘privilegiare’ i cinque vice nei tg come sbagliata. Per Di Nicola la direttiva sui 5 ‘vice’ pone due problemi: uno interno al Movimento e un altro relativo al rapporto tra il M5S e il servizio pubblico. “Questo diktat – il ragionamento del parlamentare – sotto il profilo della libertà di informazione rappresenta una indubbia criticità, visto che qualsiasi direttore o conduttore Rai che vi si allineasse potrebbe essere accusato di violare il principio del pluralismo e quello dell’indipendenza e dell’autonomia della Rai fissati nel contratto di servizio”.

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