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L’indagine, 65% medici non ha tempo e mezzi per proporre vaccinazione

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Roma, 11 ott. (Adnkronos Salute) – “Il 44% dei medici afferma di proporre la vaccinazione agli assistiti, ma il 65% si lamenta di avere poco tempo per dare queste informazioni – il 18% per mancanza di strumenti – non considerando che, paradossalmente, con la vaccinazione quei pazienti potrebbero evitare di intasare lo studio, evitando le infezioni e le complicanze che assorbono tempo e risorse al medico e al sistema sanitario”. Così Gayle Davey, partner, Consulting Division, Kantar, nel presentare oggi, durante un global media brief in modalità virtuale, i risultati dello studio Global Monitor, condotto tra luglio e agosto da Kantar per conto di GlaxoSmithKline (Gsk) in 9 Paesi, tra cui l’Italia, sull’atteggiamento della popolazione nei confronti della salute, dell’invecchiamento e sul ruolo degli operatori sanitari nel trasformare i vaccini in vaccinazioni.

“Gli adulti – continua Davey – sanno l’importanza di invecchiare in salute in termini di controlli di routine, stile di vita e vaccinazione e, per questa pratica, preferiscono essere contattati via mail o Sms. Contro il Covid, mediamente, 8 su 10 degli over 50 si sono vaccinati per proteggere sé e chi amano, ma solo la metà ha fatto l’antinfluenzale negli ultimi 5 anni. Se consideriamo anti-pneumococcica scendiamo al 14% e al 10% per l’anti Herpes zoster (Fuoco di Sant’Antonio)”.

Per aumentare la vaccinazione e mantenere le persone in salute più a lungo, “credo che i medici andrebbero rassicurati e motivati sul tempo da dedicare all’informazione come a un investimento – dice David Sinclair, Chief Executive at International Longevity Centre (Uk), intervenendo al media brief – Dobbiamo incrementare l’informazione sull’efficacia, soprattutto nelle persone a rischio, e usare la tecnologia. Gli Sms sono stati efficaci nel chiamare alla vaccinazione per il Covid. Dovrebbe essere implementata” questa modalità “per l’antinfluenzale e le altre vaccinazioni”.

La cosa che “abbiamo visto è che non manca la volontà, da parte degli operatori sanitari: mancano gli strumenti, non ci sono le infrastrutture e le risorse come per le vaccinazioni pediatriche”, evidenzia Davey. “Anche nell’indagine italiana fatta da Cittadinanzattiva emerge, da parte degli operatori sanitari, la mancanza di tempo e di infrastrutture per promuovere la vaccinazione. Non c’è la percezione che ogni contatto medico-paziente è importante”, osserva Mariano Votta, di Cittadinanzattiva e Director of Active Citizenship Network (Acn). “Dobbiamo supportare gli operatori sanitari – esorta Sinclair – Nella vaccinazione dovrebbero essere coinvolti tutti gli operatori: medici, farmacisti, infermieri: sono tutti cruciali”. Concorda Votta, osservando che “i farmacisti, coinvolti in Italia per la prima volta nella vaccinazione per l’emergenza Covid-19, dimostrano che è possibile dare questo servizio ai cittadini in prossimità, perché c’è fiducia negli operatori sanitari”.

“Tutti – afferma Piyali Mukherjee, Vice president, Head of Global Medical Affairs Gsk – parlano dell’importanza dell’informazione a medici e pazienti infermieri e farmacisti, ma anche l’industria ha una responsabilità: dare al medico le informazioni corrette per dare il consiglio giusto ai suoi assistiti”.

Negli Open day della vaccinazione anti-Covid “non ci si chiedeva – fa notare Votta – se a somministrare il vaccino fosse il medico, l’infermiere o il farmacista: il contesto dava fiducia. Durante la pandemia, quando gli ambulatori erano chiusi, la farmacia è rimasta la finestra, il presidio sanitario di prossimità sempre aperto. I farmacisti dovrebbero essere coinvolti, sono disponibili a svolgere un ruolo attivo nella routine vaccinazione. Il prossimo mese pubblicheremo la nuova survey. I farmacisti hanno un ruolo rilevante e, dopo la pandemia, dobbiamo riconoscere che nella promozione della salute tutti, operatori sanitari e pazienti, hanno un ruolo”.