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“La mia fuga da Teheran tra missili e ponti delle spie”, il racconto del professore italiano – Video

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(Adnkronos) – Una fuga rocambolesca. Nella notte. Insieme a famiglie con bambini. Alle spalle una Teheran sotto le bombe israeliane, molte cadute sui quartieri residenziali come le zone di Piazza Tajrish e Vali-e Asr. Un missile caduto a pochi metri dalla residenza dell'ambasciatrice italiana a Farmaniye. Raffaele Mauriello, da oltre 20 anni a Teheran, docente dell'Università 'Allameh Tabatabai', racconta all'Adnkronos (VIDEO) i giorni "complicati" vissuti nella capitale e il lungo viaggio, durato quasi 24 ore e "facilitato dall'ambasciata italiana", che l'ha condotto in salvo in Azerbaigian insieme ad altri 28 nostri connazionali. "Ci eravamo radunati intorno alle 6.30 del mattino davanti alla residenza dell'ambasciatrice (Paola Amadei, ndr), che ringrazio. Ci stava parlando, quando una bomba è caduta proprio vicino a noi. C'è stato un boato enorme", ricorda il professore, che spiega poi di aver vissuto "molti più problemi del previsto" una volta raggiunto il confine con l'Azerbaigian, anche a causa dei rapporti non proprio eccellenti tra Teheran e Baku. "Siamo arrivati di notte. C'era buio assoluto. Abbiamo attraversato a piedi il confine passando da un ponte, ispezionati uno per uno dalle guardie. Una situazione che mi ha ricordato il film 'Il Ponte delle Spie'. C'è stato anche un piccolo incidente che ha causato momenti di panico, le persone hanno avuto paura", prosegue Mauriello, precisando che insieme agli italiani al confine c'erano gruppi di cittadini cinesi, messicani e giapponesi. "Siamo arrivati alle 4 del mattino a Baku accolti dall'ambasciatore Luca Di Gianfrancesco", sottolinea il professore, che parla quindi dei giorni vissuti sotto attacco a Teheran. "La situazione era terribile, fin dal primo giorno Israele ha bombardato in particolare i quartieri residenziali. Anche la prima notte è stato colpito un edificio vicino alla residenza dell'ambasciatrice italiana. Muovendosi tra le strade di Teheran vedevo palazzi sventrati con i missili ancora conficcati tra i piani. In uno di questi vivevano dei professori che conosco, qualcuno è morto", afferma Mauriello, secondo cui nella capitale "non c'era caos" e questo anche perché molti abitanti, approfittando del fatto che sabato (primo giorno lavorativo nella settimana in Iran) fosse festa, avevano lasciato la città. Mauriello spiega che a Teheran nessuno si aspettava un attacco da parte di Israele, anzi "c'era la sensazione concreta" che si arrivasse a un accordo con gli Stati Uniti, accordo che la popolazione "vuole da tempo". Alcuni parlavano addirittura della riapertura dell'ambasciata americana, chiusa dopo l'assalto del 4 novembre del 1979 durante la rivoluzione islamica. Ora invece tutti i segnali sembrano indicare l'avvicinarsi della resa dei conti finale tra l'Iran da una parte e gli Stati Uniti e Israele dall'altra. Tel Aviv punta senza mezzi termini al 'regime change', ma il professore mette in guardia da facili previsioni. "Se ci sarà un cambio in Iran, non è detto che sarà nella direzione auspicata dall'Occidente e che i media stanno veicolando", sostiene Mauriello, evidenziando che "in questo momento chi sta reggendo il Paese sono i Guardiani della Rivoluzione e l'esercito. Sono loro che prenderanno il potere". Secondo il docente universitario, l'Iran potrebbe diventare un Paese guidato dai militari, "come la Turchia e il Pakistan alcuni decenni fa. Non è detto quindi che il risultato sia quello auspicato da Europa e Stati Uniti – conclude – C'è il rischio che arrivi qualcosa anche peggiore di quella che c'è oggi e che sarà ancora più pericolosa per Israele. Invece di favorire un cambiamento graduale con un accordo sul nucleare, stanno giocando d'azzardo". (di Piero Spinucci) —internazionale/[email protected] (Web Info)

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