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Italia-Francia: disgelo Meloni-Macron, da migranti a regole Ue ‘avanti insieme’

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Parigi, 21 giu. (Adnkronos) – L’appuntamento in forse per 3 giorni di fila, poi il lunghissimo tete a tete all’Eliseo: ben un’ora e 40 minuti soli nel salone dorato, tanto che le delegazioni si scambiano sguardi quasi preoccupati: ‘come si staranno dicendo?’. Ma poi Emmanuel Macron e Giorgia Meloni escono insieme, a braccetto, sorridenti, appaiono entrambi soddisfatti da un incontro che mette ufficialmente fine a 7 mesi in cui non sono mancate tensioni, generate soprattutto dal dossier migranti e legate a doppio filo con l’ascesa di un governo che l’Eliseo ha guardato con il fumo negli occhi sin dal principio. In realtà, la ‘pace’ era già stata suggellata al G7 di Hiroshima del mese scorso, anche sulla spinta dell’alluvione in Emilia Romagna e di un dramma che ha messo in ginocchio in Nord Italia e per il quale Macron aveva espresso tutta la sua solidarietà. Ma ora l’intesa ritrovata e’ plasticamente ritratta nelle foto e nelle immagini che vedono i due leader insieme. E dalle parole che pronunciano ancor prima che l’incontro abbia inizio.

“Tra Italia e Francia c’è una relazione unica, questa amicizia è quella a cui tengo in primis – dice Macron dopo aver ricordato, probabilmente non a caso, la visita del Presidente Sergio Mattarella delle settimane scorse -. Talvolta vi possono essere delle controversie, ma sempre in un contesto rispettoso perché si inserisce in un contesto più profondo. È questo il senso del Trattato del Quirinale e dell’ambizione forte che abbiamo di lavorare insieme”. Sul tavolo i dossier sono tanti, a partire da quello che ha innescato la miccia dell’’incendio’ tra Parigi e Roma, ovvero la gestione dei flussi migratori. Ma si parla anche delle nuove regole di bilancio Ue e, immancabile, della guerra in Ucraina, su cui l’intesa tra Roma e Parigi appare piena sin dal principio.

Non figurano trattate, nel corso del bilaterale, la questione Tav e soprattutto il nodo Vivendi, assicura poi Meloni arrivando all’ambasciata italiana per un ricevimento all’insegna di Expo 2030 e della candidatura di Roma, una partita che ha spinto la premier sotto l’ombra della torre Eiffel per sostenere una corsa che appare comunque in salita. E che non incassa il sostegno di Parigi, nonostante l’intesa ritrovata. L’Eliseo in serata conferma infatti l’appoggio a Riad, ai cronisti Meloni dice di non averne nemmeno parlato con Macron: “le cose che si danno per scontate sono tali e allora è meglio si lavori su altro”.

Ma l’intesa c’è su molto altro, a sentire la premier, che parla più volte di “convergenze”. E ai cronisti che le chiedono se ‘pace e’ fatta’, risponde con un sorriso: “le relazioni personali tra me e Macron, tutte le volte che ci siamo incontrati, sono sempre state molto sui contenuti. Poi, quello che chiaramente emerge è più la polemica che può essere esterna. Ma come ho detto tante volte – prosegue – sono materie più proprie della politica interna che della politica estera. Non leggerei la politica estera come se fosse una relazione tra ragazzini che litigano e fanno pace. Ci sono gli interessi delle nazioni che vengono prima di tutto e mi pare che ci siano diversi punti di interesse comune tra Italia e Francia per un piano storico, geografico, culturale”.

Anche sui migranti, a lungo terreno di scontro, “siamo d’accordo che si debbano fare passi concreti rispetto a una visione della difesa della dimensione esterna: bisogna superare la diatriba tra movimenti primari e secondari”, dice Meloni, rimarcando la necessità di mettere fine a quello che definisce lo “schiavismo del terzo millennio: bisogna stroncare la rete dei trafficanti di vite umane e evitare che la selezione all’ingresso sia fatta da una rete di criminali. Per questo bisogna collaborare e garantire il diritto a non emigrare. Su questo lavoriamo insieme”.

Con la Francia, aggiunge Meloni, “condividiamo una sensibilità comune su molte materie, penso al tema del Mediterraneo, in particolare con riferimento alla Tunisia e alla Libia, rispetto ai quali lavoriamo con obiettivi convergenti”. Per il presidente francese è fondamentale che l’Europa “sia in grado di affrontare in modo più efficace la sfida dell’immigrazione rimanendo fedele ai nostri valori”. Macron inoltre sostiene la necessità di mettere in campo “una politica coerente di protezione delle frontiere comuni” e di organizzare “più efficacemente l’asilo e l’immigrazione in Europa”.

Anche sulle nuove regole europee su governance e patto di stabilità, l’Italia trova nella Francia una potenziale alleata contro il rigorismo tedesco: prova ne è la sintonia tra Macron e il predecessore di Meloni a Palazzo Chigi, Mario Draghi. “Non possiamo consentire che tornino parametri che oggi sarebbero assolutamente inadeguati – dice Meloni – la sfida è una governance incentrata sugli investimenti: se ci siamo dati una priorità non si può non tenere conto di questi elementi”, dunque delle nuove regole che l’Ue si darà “gli investimenti sulle materie strategiche non possono essere considerati come tutti gli altri, è una materia su cui siamo d’accordo”.

Prima di lasciare Parigi, la premier arriva in ambasciata per prendere parte all’evento organizzato in pompa magna per la candidatura di Roma ad Expo, si ferma per il breve concerto di Elisa, che intona ‘A modo mio’ -canzone scritta con Luciano Ligabue e dedicata alla figlia, nonché a ogni figlio che muove i passi nel mondo- e finisce per commuovere Meloni, seduta in prima fila. Nel parterre c’è anche ‘Astrosamantha’, ovvero Samantha Cristoforetti, prima donna europea comandante della Stazione spaziale internazionale: è tra le testimonial del video con cui l’Italia candida Roma alla Grande Esposizione, perché punto di forza della capitale più antica del mondo -come rimarcato dalla premier più e più volte- e’ la convivenza tra “antico e tecnologico”, tra innovazione e un passato glorioso.

Non a caso uno dei volti della campagna italiana e’ quella di Russell Crowe, il Massimo Decimo Meridio di Ridley Scott. Ma difficile che Roma porti a casa la partita: Riad sembra la favorita nella corsa, complici le ingenti risorse economiche messe in campo, è difficile che l’Italia possa spuntarla. Al verdetto di novembre Roma si presenta come un ‘underdog’, sarà per questo che la premier sembra crederci fino in fondo e mostri di non voler arrendersi affatto: “ce la giochiamo”, continua a ripetere a stampa e collaboratori, confidando di poter ancora una volta sbaragliare i pronostici. (dall’inviata a Parigi Ileana Sciarra)