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Imprese: Felicetti (Pastai italiani), ‘lavoriamo nell’incertezza, aumento prezzi è inevitabile ‘

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Milano, 22 giu. (Adnkronos) – “La nostra è una situazione di assoluta emergenza e l’unica cosa che sappiamo quando ci svegliamo la mattina è che siamo nell’incertezza più totale. Le tariffe energetiche e delle materie prime stanno costringendo le aziende a rivedere le proprie strategie commerciali”. E il rischio che tutto ciò possa ricadere sui consumatori “è inevitabile “. A parlare è Riccardo Felicetti, amministratore delegato dell’omonimo pastificio e presidente dei pastai italiani che a margine dell’assemblea di Unionfood, a Milano, illustra all’Adnkronos il difficile contesto nel quale le aziende italiane si trovano a lavorare, tra crisi internazionale, crisi energetica e crisi delle materie prime.

L’incertezza, spiega Felicetti, pesa sulla gestione dell’attività sotto vari aspetti: “Considerando che al momento non sappiamo quale sarà il risultato della campagna agricola europea, non conosciamo i dati della campagna agricola nordamericana, non sappiamo quale sarà lo sviluppo bellico e la possibilità di utilizzare le materie prime che sono in raccolta o sono stoccate nei silos delle due nazioni belligeranti, né quali saranno le opportunità di acquisto, è evidente che abbiamo dei seri problemi”.

La situazione attuale, in pratica, è che “sappiamo a malapena quanto costerà a settembre un container per spedire le nostre merci in giro per il mondo, abbiamo una penuria pazzesca di autisti per i trasporti a livello europeo, abbiamo serissime difficoltà per l’energia e non sappiamo ad esempio quanto costerà un metro cubo di metano a settembre, se il prezzo cambierà a ottobre e quali saranno le quotazioni che dovremo esprimere nei confronti dei nostri clienti”. Del resto, osserva Felicetti, “la nostra responsabilità sociale e la sostenibilità delle nostre imprese sono due cose che talvolta confliggono”.

Da un anno a questa parte, ammette il presidente dei pastai italiani, “ci troviamo a non avere alcun tipo di soluzione se non quella di affrontare i problemi quando arrivano. Ogni giorno dobbiamo trovare soluzioni per garantire il lavoro e i prodotti sugli scaffali dei nostri clienti”. Certamente “questa è una cosa che facciamo da secoli, nei periodi più duri e più bui come gli ultimi due anni di pandemia e cerchiamo di continuare a farlo, ma obiettivamente sta diventando sempre più difficile”.

Tutto questo rischia però di ricadere sui consumatori: “Mi dispiace dare una brutta notizia, ma dobbiamo pensare ai distributori di carburanti, che sono emblematici, così come le bollette dell’energia elettrica e del gas. Le aziende non possono assorbire i costi perché altrimenti sarebbero state poco etiche e poco responsabili in passato”. Le tariffe energetiche e delle materie prime “stanno costringendo le aziende a rivedere le proprie strategie commerciali, è inevitabile”. E “per il futuro non so cosa accadrà, ma so cosa è successo nel passato e purtroppo è sotto gli occhi di tutti”.

La siccità certamente non aiuta e la politica potrà fare ben poco, anche se forse avrebbe potuto muoversi prima: “Non è una questione di oggi, ma di decenni -dice Felicetti-. I segnali c’erano tutti”, ma a quanto pare “si tende a voler risolvere problemi interni ai partiti invece di risolvere i problemi di una nazione”. Resta il fatto che “la gravità della questione è sotto gli occhi di tutti, ma si continua a tenere la testa sotto alla sabbia e a pensare ad altro”. Del resto “ogni decisione può creare malcontento, ma alla fine il bene comune dovrebbe essere uno dei beni primari; solo che ce ne dimentichiamo tutti, racchiusi nel nostro crescente egoismo”.