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Il posto fisso non è l’obiettivo principale, ecco le 5 priorità dei giovani

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(Adnkronos) – Bisogna ormai mettere da parte l'idea che la massima ispirazione dei giovani di oggi sia il 'posto fisso' sul lavoro. Nel 2025, infatti, il lavoro non è più solo una questione di stabilità contrattuale, stipendio o mera retribuzione: ormai le nuove generazioni cercano benessere, crescita professionale e coerenza di valori, ma anche flessibilità di orari, senso di inclusione e partecipazione all'impresa. Il nuovo concetto di remunerazione desiderata è quindi molto più complesso e variabile di prima. A dirlo è il nuovo libro 'Il lavoro da offrire, la proposta da accettare. Scelte consapevoli nell'era del welfare' (FrancoAngeli) scritto a 6 mani da Luca Furfaro, Valentina Marini e Filippo Poletti, che propone una fotografia aggiornata delle trasformazioni in atto tra domanda e offerta di lavoro.  Nel secondo trimestre 2025 sta proseguendo la crescita del numero di occupati (+226 mila, +0,9% in un anno), la cui stima si attesta a 24 milioni e 202 mila unità; il tasso di occupazione delle persone tra i 15 e i 64 anni raggiunge il 62,7% (+0,4 punti rispetto al secondo trimestre 2024), ma con un aumento più accentuato tra i 50-64enni e nel Mezzogiorno. Dallo studio alla base del libro, emergono infatti le cinque cose, secondo Luca Furfaro – consulente esperto nelle politiche del lavoro e del welfare, titolare dell'omonimo studio e co-autore del libro – che cercano i giovani di oggi (ma non solo) nel mondo del lavoro, non più quindi solo il posto fisso o le possibilità di crescita, come un tempo.  1. Remunerazione integrata e welfare evoluto. Non solo il semplice stipendio: un riconoscimento non solo dal punto di vista meramente economico ma anche a livello personale, relazionale ed emotivo, trovando nel lavoro un ambiente che valorizza il loro benessere complessivo e la qualità della vita. 2. Flessibilità e work-life balance: la possibilità di gestire tempi e spazi di lavoro, soprattutto se con modalità ibride, è ormai un requisito imprescindibile. L'obiettivo dei giovani di oggi è quello di conciliare vita personale e professionale senza troppi compromessi, grazie ad un lavoro che offra tempo libero, autonomia e la possibilità di coltivare passioni e relazioni al di fuori dell'ambito professionale, senza sentirsi costantemente sopraffatti dalle richieste aziendali. 3. Purpose e sostenibilità: i giovani di oggi vogliono anche lavorare all'interno di organizzazioni che abbiano un impatto positivo sulla società e sull'ambiente. Non si tratta solo di Csr, ma di valori condivisi e coerenza tra parole e azioni. Particolarmente apprezzate poi, per i giovani, sono tutte quelle aziende che mostrano un reale interesse nei confronti della salute mentale dei propri dipendenti, con le parole ma anche con i fatti. Non solo quindi sostenibilità ambientale, ma anche sociale e umana, che si traduca in pratiche concrete di inclusione, ascolto e attenzione al benessere anche psicologico dei lavoratori.  4. Formazione continua e leadership inclusiva: non si rimane in azienda senza l'opportunità di apprendimento e senza avere manager capaci di ascoltare, motivare ed essere di esempio. La crescita passa infatti dalle competenze, ma anche dalla qualità delle relazioni, che rimangono sempre di fondamentale importanza. 5. Comunicazione autentica e trasparenza: attenzione però che il rischio del 'welfare washing' può essere dietro l'angolo: i giovani chiedono autenticità e coerenza. La capacità di comunicare in modo chiaro, credibile e partecipativo è ormai parte integrante della proposta di valore al lavoratore. Non tutte le tipologie di lavoro, però, possono adattarsi a questi modelli. In settori come la ristorazione, il commercio al dettaglio o l'assistenza agli anziani, lo smart working non è possibile. Qui le aziende, per essere attrattive devono sperimentare nuove forme di valorizzazione, puntando magari su orari maggiormente flessibili, benefit aggiuntivi, formazione personalizzata, premialità e percorsi di crescita che riconoscano l'importanza sociale e relazionale di questi ruoli. Un segnale concreto per rendere attrattive anche tutte quelle professioni che richiedono per forza di cose presenza fisica e che, proprio per questo, necessitano di un riconoscimento ulteriore.  "Oggi – osserva Luca Furfaro – il lavoro non può più essere ridotto a un mero scambio di tempo per denaro. La remunerazione monetaria resta certamente fondamentale, ma i giovani cercano sempre più un 'total reward' fatto di welfare, crescita, inclusione e coerenza con i propri valori. Le aziende non possono limitarsi a benefit tradizionali: sono chiamate a costruire ambienti in cui benessere, sostenibilità e leadership empatica diventino realtà concrete. Solo così il lavoro diventa non solo fonte di reddito, ma anche strumento di realizzazione personale e progresso collettivo. Per le aziende che non possono offrire flessibilità oraria o lavoro a distanza è arrivato il momento di pensare ad un sistema retributivo più moderno e premiale". 
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