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Giustizia: Familiari vittime mafia, ‘si respira stesso clima prima delle stragi del ’92’

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Palermo, 18 mag. (Adnkronos) – “Si respira lo stesso clima che si respirava prima del ’92, quando avvennero le stragi di Capaci e via D’Amelio”. “Siamo preoccupati per questa corsa alla ricerca di potere e di importanti poltrone da occupare, anche a costo di arrivare a un gioco al massacro”. E’ la denuncia di Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei Familiari di vittime innocenti di mafia, dell’associazione “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”. “È trascorso un anno bufera che ha investito il Csm in merito alle nomine ai vertici delle procure, quando l’ex consigliere del Csm Luca Palamara finì al centro di un’indagine su casi di corruzione, scambio di favori e rivelazione di segreto d’ufficio. Mentre Palamara non è più accusato di aver ricevuto 40mila euro per nominare Longo come procuratore di Gela, e sembra sgonfiarsi lo scandalo nato a seguito dell’inchiesta da parte della Procura di Perugia, scoppia la seconda bufera che vede coinvolto chiunque abbia parlato al telefono con l’ex consigliere del Csm. Dal capo di Gabinetto del Ministro Bonafede al capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ai tanti colleghi del magistrato, ai diversi cronisti di giudiziaria le cui intercettazioni sembra non contengano elementi utili alle indagini”.

“Che nelle nomine dei vertici delle procure sia determinante il ruolo delle correnti della magistratura, è un dato di fatto. Quello che lascia basiti sono le notizie in merito alle intercettazioni dalle quali emergono i nomi di magistrati come Borrelli, Dino Petralia, Marcello Viola, Vito Saladino, Antonio Chiappani, Massimo Forciniti e Leonida Primicerio. Intercettazioni da cui, ad oggi, sembra non emerga nulla di penalmente rilevante – dice -A una “giustizia a orologeria” eravamo abituati dalle accuse mosse da esponenti politici ma quello a cui stiamo assistendo adesso è qualcosa di ben diverso, apparentemente riconducibile a uno scontro tutto interno alla magistratura – messo in atto un anno dopo il “caso Palamara” – che rischia di generare un pesante clima di sfiducia da parte dell’opinione pubblica”.

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