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Giustizia: Dell’Oca (Avs), ‘migliorare qualità vita in carcere per evitare fatti come Beccaria’

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Milano, 28 dic. (Adnkronos) – “L’evasione di sette ragazzi dall’Ipm Beccaria di Milano è solo un episodio che testimonia i problemi che affliggono le carceri del nostro Paese, dove dall’inizio del 2022 si è verificato quasi un suicidio ogni quattro giorni”. Lo afferma Chiara Dell’Oca, candidata per Alleanza VerdiSinistra al Consiglio Regionale della Lombardia e impegnata nel progetto ‘Carcere’ dell’università degli studi di Milano.

“Dal 1 gennaio 2023 -spiega Dell’Oca- circa settecento detenuti attualmente in semilibertà dovranno tornare a dormire in carcere, venendo meno le licenze concesse durante l’emergenza Covid come misura di contenimento del contagio che, di fatto, in due anni di sperimentazione, ha mostrato notevoli benefici. Un percorso di verso opposto rispetto a quello previsto dallo scopo costituzionale della pena e dallo stesso ordinamento penitenziario, volto al graduale reinserimento in società di chi si avvicina al fine pena. Tutti sintomi di una stessa patologia che affligge il nostro sistema penitenziario, che qualcuno pretenderebbe di curare con la costruzione di nuove carceri mentre si fatica a garantire condizioni di vita adeguate a coloro che popolano quelle già esistenti, detenuti e operatori”.

Per l’esponente di Avs, in particolare “l’episodio del Beccaria racconta di un contesto caratterizzato da una carenza strutturale di risorse e di stabilità: mancano educatori e, da ormai quasi vent’anni, un direttore. Il quadro che ne emerge appare sconfortante se si pensa che l’esecuzione penale minorile nel nostro paese rappresenta la parte più avanzata dell’esecuzione penale in generale, essendo eminentemente improntata al principio della responsabilizzazione e della risocializzazione del condannato”. E allora, osserva, “servirebbero investimenti, in termini di organico, di risorse, di potenziamento delle misure esterne e alternative”. L’auspicio è che i riflettori puntati su questa evasione portino luce anche sui problemi di chi resta o torna dentro: “Di recente -dice- un agente penitenziario mi ha fatto notare come un sintomo della forte prevalenza delle istanze ‘securitarie’ su quelle rieducative nel contesto penitenziario sia l’ossessione per il pericolo di evasione. ‘Ma anche se superano il muro di cinta, dove vuole che vadano?’; ebbene, io credo che la domanda da porsi, tanto per gli evasi quanto per coloro che dal carcere escono senza scavalcare il muro, all’ultimo giorno di pena, sia proprio quella che riguarda come sia possibile cavarsela al di fuori della prigione in assenza di reti e opportunità sociali adeguate”.