Giustizia: Caselli, ‘obiettivo ministro Nordio è sottoporre pm al controllo del governo’
Roma, 12 lug. (Adnkronos) – “Carlo Nordio ha deciso di dare sfogo alla voglia di rivalsa verso gli ex colleghi con alcune uscite che rivelano una chiara insofferenza per l’indipendenza della magistratura”. E’ quanto sottolinea Gian Carlo Caselli in un intervento su La Stampa citando alcuni casi: Uss, Cospito, Eppo. “Ma il piatto forte – più volte annunziato – è la separazione delle carriere tra Pm e giudici, ossessione di gran parte degli Avvocati e ora anche del Governo. Che però dovrebbe mettersi d’accordo con se stesso – sottolinea Caselli – La richiesta di separazione si basa sull’assunto che un giudice non controllerebbe con sufficiente rigore l’operato di un Pm che è suo collega. Ma se si aggredisce il Giudice che contraddice il Pm ordinandogli l’imputazione coatta, si smentisce la pretesa ragion d’essere della agognata separazione. Un po’ di coerenza, senza baloccarsi con ameni testa-coda, non guasterebbe. Nel merito, la separazione delle carriere fa sorgere dubbi sulla qualità della nostra democrazia. Un corpo separato di Pm – inevitabilmente – è destinato a perdere l’indipendenza dal potere esecutivo. Non è democraticamente ammissibile un tertium dotato di autonomia tra ordine giudiziario ed esecutivo, perché un apparato di funzionari pubblici numericamente ridotto ( circa 2.000 unità), altamente specializzato e preposto in via esclusiva all’esercizio dell’azione penale, o è compensato dall’ancoraggio alla giurisdizione o deve essere riportato alla sfera della responsabilità politica. In altre parole, separazione delle carriere significa dipendenza del Pm dal potere esecutivo. È allora evidente che escludere ripercussioni della separazione sull’indipendenza della magistratura diventa una battuta da cabaret”.
“In sostanza , conviene mantenere l’ancoraggio del Pm alla cultura della giurisdizione (che nel nostro sistema è una garanzia), o lasciarlo travolgere dall’attrazione nella cultura del potere esecutivo? Per rispondere – conclude Caselli -, basta chiedersi che differenza fa, di fronte ai misteri e/o depistaggi dei servizi deviati o ai casi di maltrattamenti ad opera di forze di polizia, purtroppo emersi anche di recente, avere un Pm-giudice o un Pm-funzionario ministeriale. Senza fare gli apprendisti stregoni alla rincorsa di carriere separate”.
