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Girmenia, ‘approccio interdisciplinare fondamentale nel follow-up del paziente trapiantato ‘

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Roma, 30 mar. (Adnkronos Salute) – “L’approccio interdisciplinare nel follow-up del paziente trapiantato è particolarmente importante perché nel caso in cui insorgano complicanze, come l’infezione da citomegalovirus di cui abbiamo parlato oggi, sono necessarie le competenze di un gran numero di professionisti. I centri trapianti, infatti, sono storicamente costituiti da tante discipline e il loro accreditamento prevede che ci siano consulenti dalla grande esperienza in ambito trapiantologico”. Così Corrado Girmenia, dirigente medico Ao universitaria Policlinico Umberto I di Roma e membro Gruppo italiano trapianto midollo osseo (Gitmo), a margine della conferenza stampa organizzata da Edra, con il contributo non condizionante di Takeda, intitolata ‘La donazione una ricchezza da non sprecare. L’infezione da citomegalovirus (Cmv), una minaccia nel post trapianto’.

L’infezione da citomegalovirus (Cmv) rappresenta infatti una delle maggiori minacce nel post-trapianto. È dunque importante che tutte le parti coinvolte nel processo del trapianto si adoperino affinché si riduca il più possibile tale rischio, come spiega ancora Girmenia: “Gli esseri umani sono mammiferi, costituiti da cellule eucariote, e fin dalla nascita convivono con germi, batteri, funghi e virus. Talvolta però, soprattutto quando si verifica un abbassamento delle difese immunitarie, come accade nel caso del trapianto, questi possono diventare pericolosi”.

“Il citomegalovirus fa parte di questi ospiti e la sua riattivazione in caso di trapianto è una conseguenza quasi attesa dai medici. Sappiamo infatti che circa l’80% della popolazione italiana è entrata in contatto con questo virus particolarmente diffuso nella zona del Mediterraneo. Se abbiamo la fortuna di essere in salute per tutta la vita, il fatto che il sistema immunitario non riesca a debellare il virus e che questo rimanga quindi silente all’interno dell’organismo, non rappresenta un problema – ha concluso il dirigente medico dell’Umberto I – al contrario, se dobbiamo ricorrere a un trapianto, il Cmv quasi certamente si riattiverà e dovrà essere diagnosticato, trattato e curato”.