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Giovani iperconnessi, allarme neuropsichiatri: “Poco sonno rallenta lo sviluppo del cervello”

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(Adnkronos) –
Dormire poco, andando a letto tardi e restando incollati agli schermi fino a notte fonda per stare sui social, rallenta lo sviluppo del cervello dei giovani. Lanciano l'allarme i neuropsichiatri riuniti oggi e domani a Cagliari per il quarto Convegno nazionale congiunto di Sinpf (Società italiana di neuropsicofarmacologia) e Sinpia (Società italiana di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza). Il sonno è vitale per uno sviluppo cerebrale sano nei giovanissimi, spiegano gli esperti. I neuropsichiatri evidenziano i risultati di uno studio dell'università di Cambridge (Regno Unito) e dell'università Fudan di Shanghai (Cina), condotto su oltre 3.200 adolescenti che utilizzavano dispositivi Fitbit indossabili. Gli autori hanno rilevato che "andare a letto tardi e dormire poco può avere un impatto sulla crescita del cervello, che si traduce in una connettività cerebrale più debole, in volumi cerebrali più piccoli e in prestazioni cognitive inferiori". Gli specialisti sottolineano che "all'origine del problema c'è quasi sempre una cattiva igiene del sonno, spesso caratterizzata da una vera e propria inversione del ritmo sonno-veglia, che può essere legata all'iperconnessione: molti ragazzi trascorrono tempo sui social media a letto, influenzando la durata e la qualità del riposo".  "Lo studio ha dimostrato che gli adolescenti che vanno a letto prima e dormono più a lungo sono quelli che ottengono prestazioni cognitive migliori – afferma Sara Carucci, professoressa associata di Neuropsichiatria infantile all'università di Cagliari, direttrice della Clinica di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza della Asl di Cagliari – Inoltre, le scansioni cerebrali hanno mostrato che gli adolescenti che rimanevano svegli fino a tardi e che quindi dormivano meno presentavano connessioni più deboli tra le aree cerebrali chiave. Avevano anche volumi cerebrali più piccoli, soprattutto in aree importanti per la memoria, come l'ippocampo. Tutti elementi che possono spiegare un basso punteggio nei test cognitivi". I ricercatori hanno seguito ragazzi dai 9-10 anni fino ai 14 anni, scoprendo anche che le differenze cerebrali e cognitive tra gli adolescenti con diversi modelli di sonno rimangono costanti nel tempo. "Questo – chiarisce Carucci – suggerisce che gli effetti dei modelli di sonno sullo sviluppo cerebrale non sono temporanei, ma possono plasmare le traiettorie cognitive durante l'adolescenza. Adottare sane abitudini del sonno fin dalla tenera età, dunque, può favorire un più sano sviluppo cerebrale e migliorare le prestazioni cognitive durante l'adolescenza". "Evitare l'uso dello smartphone e del tablet la sera, specialmente quando l'obiettivo è collegarsi sui social media", è il primo comandamento salva-cervello che arriva dai neuropsichiatri. "Oltre a disturbare il sonno, l'iperconnessione legata all'utilizzo dei social ha un impatto negativo sulla salute mentale", rimarca lo psichiatra Giovanni Migliarese, direttore Struttura complessa Salute mentale Lomellina Asst di Pavia. "E questo – precisa – lo sanno molto bene gli stessi giovani, tanto che una recente ricerca americana" del Pew Research Center, "che ha coinvolto ragazzi dai 13 ai 17 anni, ha rilevato che il 48% ritiene che i social abbiano un effetto negativo sui coetanei". In altre parole, 1 adolescente su 2 è ben consapevole che i social danneggiano la salute mentale dei propri coetanei. Inoltre, "1 adolescente su 5 ammette che influiscono negativamente anche su di loro".  Non ci sarebbero che vantaggi, insomma, nello 'scollegarsi' soprattutto la sera. "Non dimentichiamo poi – ricorda Carucci – che una scarsa igiene del sonno e l'iperconnessione spesso si associano ad altri stili di vita negativi quali insufficiente attività fisica, alimentazione scorretta e uso di sostanze, che impattano ulteriormente sullo sviluppo neurobiologico cerebrale e creano le basi per una maggiore predisposizione a sviluppare ansia, depressione e rischio di suicidio. Più stili di vita negativi sono associati – ammonisce l'esperta – peggiori sono le conseguenze in età tardo adolescenziale e adulta". —[email protected] (Web Info)

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