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Fumo, per gli esperti più tasse su dispositivi alternativi danneggiano chi vuole smettere

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Roma, 3 mar. (Adnkronos Salute) – Un nuovo sguardo sulle politiche di salute pubblica in grado di creare la sinergia migliore tra diversi fronti: le corrette scelte di politica sanitaria in tema di riduzione del danno da fumo, il trattamento fiscale dei dispositivi alternativi e lo sforzo nell’incentivare i fumatori a smettere definitivamente. Su questi temi hanno ragionato gli esperti intervenuti all’evento online ‘A new gaze of publich health’ una sessione del Panhellic Congress of public heath promosso da Scohre, International Association on Smoking Control & Harm Reduction for better health.

Garantire ai dispositivi alternativi che hanno un diverso profilo di rischio, come le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato, “una tassazione inferiore può aiutare nel percorso di abbandono del fumo tradizionale”, ha detto Andrej Fal, presidente della Polish Society of Public Health e componente di Scohre. Questa scelta “dovrebbe essere presa dai decisori politici”, ha ribadito Fal con una strategia che prevede “una tassazione sulle sigarette alta” e al contempo “quella sui prodotti meno tossici dovrebbe essere il più bassa possibile”. Al contrario di quanto avviene in Polonia “dove i dispositivi alternativi, che contengono meno tabacco sono tassati come le sigarette tradizionali”, ha ricordato Fal.

Dimitri Richter, responsabile del Dipartimento di Cardiologia dell’l’Euroclinic Hospital di Atene e membro fondatore di Scohre, ha focalizzato il suo intervento “sulla necessità che l’Europa segua l’esempio della Fda, l’agenzia regolatoria americana, nell’approccio alle politiche di riduzione del danno da fumo”. Secondo Richter, “una voce unica e una politica condivisa da tutti i paesi europei su questo tema aiuterebbe i medici nell’informare i propri assistiti che vogliono smettere di fumare indirizzandoli verso programmi dedicati alla riduzione del danno”.

“Mentre oggi – ha ricordato Dimitri Richter – ogni paese ha normative e approcci diversi, il Regno Unito ha puntato sulle politiche di riduzione del danno con i dispositivi a rischio ridotto. L’Europa ha norme differenziate per le sigarette elettroniche e per i nuovi prodotti del tabacco seguendo la direttiva Ue sui prodotti del tabacco (Ipd). Tanti approcci diversi – osserva Richter – come quello dell’Italia, della Bulgaria e di Cipro, dove le autorità regolatorie hanno adottato quadri normativi dedicati definendo i requisiti scientifici per la comunicazione ai consumatori rispetto alla riduzione del rischio o alla riduzione degli effetti dannosi dell’uso di nuovi prodotti del tabacco rispetto al fumo”.

Richter ha portato l’esempio del Regno Unito dove le sigarette elettroniche vengono offerte come strumento complementare alle terapie sostitutive con la nicotina per smettere di fumare. “Nell’ultimo anno su 100 fumatori, il 36% ha provato a smettere – ha ricordato citando una studio – Di queste persone il 25% ha smesso per 1 anno, nel gruppo di chi non riesce 91 fumatori su 100 continuano con le sigarette e appartengono soprattuto alle fasce della popolazione svantaggiate. Occorre incentivare il passaggio di questi fumatori a dispositivi che hanno un impatto ridotto”.

Anche in Svezia e Norvegia il tasso di fumatori è stato portato sotto la soglia del 5% grazie alla diffusione dei prodotti da fumo alternativi. L’esperienza è stata analizzata da Karl Fagerström, professore emerito e presidente di Fagerström Consulting, membro fondatore di Scohre, che ha affrontato il tema di un’altra prospettiva per la salute pubblica. “Questo trasferimento a prodotti meno dannosi è avvenuto senza interventi che richiedono risorse da parte del sistema sanitario – ha osservato – Avere a disposizione sul mercato scelte meno ‘dannose’ per i fumatori si è rivelato efficace”.

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