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Finanza: Zoppini, ‘golden power? Per un’equa competizione’

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Roma, 11 lug. (Adnkronos) – «Il golden power può essere letto in un’accezione protezionistica e quindi ritenuto un eccesso di dirigismo. Oppure, con un’interpretazione più realistica, come uno strumento per garantire un’equa competizione in Europa che, ricordo, ha una disciplina sugli aiuti di Stato senza eguali in Cina e Stati Uniti». A sottolinearlo, in una intervista al ‘Corriere della sera’ Andrea Zoppini, avvocato e professore. Il giurista è consulente in quelle operazioni che si pongono a cavallo fra il diritto, la finanza e la geopolitica: la battaglia per l’elezione del cda di Enel, l’applicazione del golden power a Pirelli, le trattative per la vendita della rete Tim a Kkr. «Dopo il provvedimento che ha riguardato la direzione e coordinamento di Telecom da parte di Vivendi, il caso Pirelli è una novità dal punto di vista tecnico, perché – osserva – per la prima volta si sono presi provvedimenti in una situazione già consolidata: ChemChina era già socio da anni, ma il rinnovo e la modifica dei patti sociali ha consentito al governo di sindacarne il ruolo».

Il socio di maggioranza relativa è stato privato del potere di designare l’ad. Non si rischia di scoraggiare gli investimenti dall’estero? «Il nostro ordinamento – risponde il giurista – conosce le azioni a voto maggiorato e quindi la scissione fra peso azionario e influenza industriale non è un’anomalia. E proprio questo era lo spirito originario degli accordi assunti su Pirelli dal socio cinese, che nel frattempo era mutato. È del resto ormai diffusa a livello globale la distinzione fra soci stabili, imprenditori, e investitori finanziari non interessati alla gestione».

A breve il governo potrebbe trovarsi a sindacare l’acquisto della rete Tim da parte del fondo americano Kkr. La collocazione geopolitica dell’Italia porterà a un diverso apprezzamento dell’interesse nazionale? «Quando la stessa ChemChina ha impugnato il veto del governo Draghi all’acquisto di Verisem, il Consiglio di Stato ha chiarito che la tutela della sicurezza dello Stato va letta in una dimensione internazionale. Le dinamiche geopolitiche orientano quindi l’adozione del golden power, come dimostra il fatto che sia stato sinora esercitato soltanto nei confronti di imprese cinesi o russe» afferma Zoppini.