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Farmaceutica, Carugi (Farmindustria): “Plasmaderivati materia prima critica”

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(Adnkronos) – Ottenere i plasmaderivati richiede "un processo industriale lungo e complesso. Sono farmaci critici, fragili, proprio perché dipendono da una materia prima – il plasma – che può andare incontro a periodi di carenza". Anche per questo motivo "sono stati inseriti dalla Commissione europea nel 2025 nella lista delle 'medicine critiche', allo scopo di garantire il loro approvvigionamento ai pazienti affetti da malattie rare. Durante il Covid la donazione di plasma a livello internazionale è crollata. In Italia la raccolta ha retto abbastanza bene, ma solo nel 2023 si è tornati ai livelli pre-pandemici, con oltre 86 milioni di chili raccolti a livello globale". Lo ha detto Francesco Carugi, presidente Gruppo Emoderivati Farmindustria, partecipando al digital talk promosso da Adnkronos sulla disponibilità di plasma in Italia, materia prima preziosa, riconosciuta "critica" dall'Organizzazione mondiale della sanità perché "non è sintetizzabile in laboratorio, ma deriva dalla donazione volontaria. L'Oms – precisa Carugi – considera materia prima critica persino l'acqua e credo che, così come non è immaginabile un mondo senza acqua, non sia immaginabile un mondo senza plasma".  "Il settore dei plasmaderivati in Italia è strategico – spiega Carugi – Ha un valore di produzione di circa 350 milioni di euro. Vi operano 4 aziende costantemente e stabilmente sul territorio nazionale, con importanti investimenti sia nella parte industriale, sia nella ricerca e sviluppo, ma anche in ambito occupazionale. Parliamo di circa 1.700 addetti e di un forte impegno nella ricerca: a livello globale ci sono circa 20 nuovi farmaci in sviluppo". Le aziende del settore "operano su due canali, quello del plasma nazionale per l'autosufficienza e quello del plasma estero per integrare la domanda. Il sistema misto, se bilanciato e regolamentato, è un buon modello. A breve sarà disponibile uno studio di farmacoeconomia che aiuterà a ottimizzare il sistema".  Intanto però resta da affrontare il nodo del payback – il meccanismo di compensazione che obbliga le aziende a rimborsare parte della spesa pubblica se vengono superati i tetti di spesa stabiliti per i farmaci – diventato "insostenibile per i plasmaderivati. Come Farmindustria chiediamo da tempo la loro esclusione dai tetti di spesa, a parità di risorse allocate", sottolinea Carugi. "Molti anni fa – ricorda – erano esclusi dal payback, ma per vicende legate ai bilanci dei governi successivi sono stati reinseriti. Sostanzialmente – chiarisce – chiediamo che il sistema plasma venga messo in sicurezza e che venga rimossa questa barriera, che oggi limita le allocazioni dei plasmaderivati in Italia e genera competizione tra i Paesi europei per la distribuzione del plasma. Con queste decisioni – conclude – sarà più facile garantire terapie salvavita ai pazienti affetti da malattie rare e dare maggiore stabilità" a tutta la filiera. 
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