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Deejay morta: agli atti gli sms disperati di Daniele ‘curati, hai rovinato la nostra famiglia’ (2)

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(Adnkronos) – Non solo. Agli atti dell’inchiesta e della richiesta di archiviazione ci sono anche i messaggi che Daniele Mondello scriveva alla moglie per chiederle di prendere le medicine. L’8 giugno 2020 Mondello scriveva alla moglie: “Prendi le pillole, se ami tuo figlio”. Ed ancora: “Hai rovinato la nostra famiglia, vergognati, mi dispiace solo per mio figlio che non si meritava questo.”. “Curati!”. Nella stessa data Mondello inviava il seguente screenshot alla moglie Viviana: “Centro di Terapia Strategica – Research Training, Psychotherapy Institute – “Paranoia e manie di persecuzione. L’intervento attraverso la psicoterapia breve strategica” e, subito dopo, il seguente messaggio: “Leggi bene, non essere presuntuosa, questo è il problema che ti sono stato vicino per aiutarti, ma tu non vuoi farti aiutare e stai distruggendo la vita di nostro figlio, la tua e la mia e stai facendo soffrire la tua famiglia e la mia, per una volta ascolta chi ti vuole veramente bene!”.

“Le precarie condizioni di salute della donna, peraltro, sono state confermate dalla risultanze dell’ “autopsia psicologica” operata dal Professor Picozzi, il quale ha stabilito come la donna soffrisse di “una patologia di importante di valenza psicotica”, patologia dalla quale non si era mai ripresa completamente. In altre parole, la donna soffriva di un “disagio preesistente da almeno due anni”, con aspetti clinici tali da spingere a ipotizzare un accertamento sanitario obbligatorio per fronte alla situazione, caratterizzati dalla “presenza di spunti psicotici, con tematiche mistiche, persecutorie e di rovina (riferimenti al demonio, interpretatività delirante – il diavolo nel serpente del bastone di Asclepio -). Secondo il consulente “… l’incidente stradale ha rappresentato per costei uno stressor acuto che ha valicato ogni capacità di elaborazione e risoluzione”; tale situazione è stata causata da “una interpretazione persecutoria dell’evento”, come se il sinistro fosse stato “causato intenzionalmente, per nuocerle, da inesistenti aggressori”, oppure, in alternativa, dall’ “innescarsi del timore inaccettabile che il marito ne approfittasse per toglierle la potestà genitoriale, allontanandola per sempre dal suo bambino”.

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