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Dazi su farmaci, mobili e camion: gli annunci di Trump non fanno danni in Europa (per ora)

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(Adnkronos) – Gli accordi sui dazi, almeno quelli che sottoscrive Donald Trump, possono diventare carta straccia? O, comunque, possono essere messi in discussione dagli annunci disseminati via social, su Truth, mettendo nel mirino oggi i farmaci, i mobili e i camion, e domani chissà quale altro bene? La logica è sempre la stessa, eppure sorprende a ogni nuova applicazione: il presidente degli Stati Uniti è convinto di poter disporre della politica commerciale a proprio piacimento, con un orizzonte strategico che può ridursi semplicemente a un obiettivo: fare soldi e ristabilire un equilibrio rispetto allo squilibrio, presunto e calcolato in maniera empirica, nella bilancia commerciale del Paese che guida.  Arriva una nuova data, questa volta è il 1 ottobre, e arrivano nuove tariffe. Trump le ha fissate al 100 per cento sui farmaci, al 50 per cento sui mobili da cucina e da bagno, al 30 per cento sui mobili imbottiti e al 25 per cento sui camion. I dazi sui farmaci, ha specificato, non saranno applicati se un’azienda farmaceutica ha già uno stabilimento negli Stati Uniti, o ne sta costruendo uno. Il presidente americano ha anche tentato di spiegare le ragioni che lo spingono a rimettere in primo piano la sua politica commerciale aggressiva. Semplificando e sintetizzando, questi prodotti stranieri hanno invaso gli Stati Uniti e lui deve proteggere il suo processo produttivo per ragioni di sicurezza nazionale. Ora, la domanda che è subito rimbalzata dall'altra parte dell'Oceano è: tutto questo riguarderà anche l'Europa, nonostante l'oneroso accordo chiuso con un tetto al 15% dei dazi applicati sulle merci europee?  L'interpretazione della Commissione Ue è che non sia così. Lo assicura il vice portavoce capo della Commissione Europea Olof Gill, che fa riferimento alla dichiarazione congiunta Ue-Usa: "gli Stati Uniti intendono garantire tempestivamente che l'aliquota tariffaria, composta dalla tariffa della nazione più favorita e dalla tariffa imposta in base alla sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, applicata ai prodotti originari dell'Unione Europea soggetti alle misure della sezione 232 su prodotti farmaceutici, semiconduttori e legname, non superi il 15%". Per Gill, andando oltre l'aspetto tecnico, "questo chiaro massimale tariffario onnicomprensivo del 15% per le esportazioni dell'Ue rappresenta una polizza assicurativa che non si verificheranno dazi più elevati per gli operatori economici europei".  Anche la reazione di Piazza Affari, e più in generale delle piazze finanziarie europee, sembra disinnescare il rischio di nuove tensioni immediate legate alle 'bizze' di Trump. Tutte le grandi big del pharma si sono mosse senza contraccolpi, anche perché hanno stabilimenti o progetti pronti negli Stati Uinti che le tengono al riparo dalla nuova stretta, e i listini sono stati sostenuti dal dato dell'inflazione americana nelle attese, che dimostra come la guerra tariffaria finora non abbia riacceso la corsa dei prezzi. Resta però in prospettiva il tema di fondo che riguarda i dubbi degli investitori di tutto il mondo rispetto all'affidabilità della Casa Bianca. Per questo i mercati si dimostrano molto più sensibili alle decisioni della Fed, alle divisioni interne al board e alle prossime scelte che farà, guardando soprattutto alla stabilità finanziaria, già messa sotto pressione dalle tensioni geopolitiche, e alla tenuta dell'economia americana. (Di Fabio Insenga)   —[email protected] (Web Info)

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