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Criminalità, Procuratore Antimafia Lombardo: “Le mafie cambiano, rischiamo di non riconoscerle”

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Roma, 15 giu. (Adnkronos) – “Le mafie sono avanti, perché sanno bene che bisogna investire sulle nuove tecnologie non soltanto per comunicare in maniera particolarmente sicura, ma sanno che le nuove tecnologie sono applicate ormai alle transazioni finanziarie, soprattutto su scala internazionale” Così nel suo intervento al We Make Future di Rimini il Procuratore della DDA di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo – Le mafie sanno che investire sul futuro significa anticipare tutta una serie di tendenze che significa anche programmare le nuove attività criminali dei prossimi anni e quindi sono molto attenti a quelli che sono i processi evolutivi. Sono particolarmente interessati ai nuovi software, sono particolarmente interessati alle comunicazioni crittografate, sanno perfettamente quali sono i rischi e quindi mettono in campo anche tutta una serie di accorgimenti che servono a eludere le investigazioni.”

Per stare al passo l’anticrimine deve quindi trasformarsi: ”Noi sappiamo da anni che chi è chiamato a contrastare i gravi fenomeni criminali di tipo mafioso deve investire molto nella ricerca e deve soprattutto non perdere mai di vista quelli che sono i percorsi che le grandi mafie fanno costantemente per trasformarsi, proprio perché non prestare questa particolare attenzione potrebbe generare delle profonde distorsioni nel sistema di contrasto, perché se le mafie si trasformano molto velocemente c’è il rischio di non riconoscerle più, quindi questo vuol dire che siamo chiamati costantemente a investire, siamo chiamati costantemente a osservare, perché le mafie non vanno mai perse di vista.”

A We Make Future , la fiera del futuro digitale uno degli argomenti principali è l’Intelligenza artificiale:” Si parla tantissimo perché è questo l’argomento chiave in questo momento storico – ha continuato Lombardo – Come è noto il Parlamento europeo ha adottato nei giorni scorsi un Regolamento che per la prima volta a livello mondiale si occupa di intelligenza artificiale proprio per andare a fissare tutta una serie di parametri indispensabili per comprendere anche che tipo di utilizzo si può fare dell’intelligenza artificiale senza ledere i diritti fondamentali”.

“Il Parlamento europeo – afferma Lombardo – dice chiaramente che al centro del sistema rimane l’uomo, che l’intelligenza artificiale deve essere usata, ma avendo ben presenti determinati limiti. Ad esempio non si può utilizzare l’intelligenza artificiale per fare polizia predittiva. L’intelligenza artificiale può essere molto utile per comprendere proprio quelle tendenze evolutive che le grandi mafie mettono in campo costantemente”.

“È altrettanto evidente – prosegue Lombardo – e su questo concordo quanto si legge nel regolamento Europeo, sul fatto che l’uomo deve rimanere al centro delle valutazioni e quindi gli strumenti particolarmente evoluti vanno bene nella misura in cui riescono a fornire tutta una serie di elementi di conoscenza che magari le attività diciamo tradizionali non forniscono, ma l’integrazione e la valutazione deve rimanere affidata all’operatore fisico, all’esperto in materia (all’operatore di polizia o anche a chi è chiamato a valutare il materiale che le indagini di polizia giudiziaria forniscono). Bisogna trovare un giusto equilibrio in cui l’intelligenza artificiale non assuma un ruolo preponderante, in poche parole, non penso che si potrà mai arrivare ad un giudizio automatico che possa in qualche modo prescindere dalle valutazioni che devono essere e rimanere ancorate a quello che è il ruolo centrale che la valutazione dell’essere umano”.