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**Covid: Passera, ‘servono regole meno rigide su passività, Npl gestibili’**

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Milano, 17 mar. (Adnkronos) – Il Covid pesa sulle imprese e sugli utili delle banche, ma prevedere quanto crescerà la quantità di credito deteriorato non è possibile perché “dipenderà enormemente dall’andamento dell’economia che, a sua volta, dipenderà in maniera significativa da come sapremo utilizzare sia il bilancio pubblico nazionale che quello europeo per accelerare la crescita”. Lo sostiene Corrado Passera, fondatore e ceo di illimity, in un’intervista all’Adnkronos. “La maggioranza degli oltre 300 miliardi di euro che oggi sono in moratoria, riguardano aziende che, a mio avviso, potranno tornare performing. Ma sicuramente una parte di questi 300 miliardi – nei prossimi 12-18 mesi – se non cambieranno le regole attualmente in vigore si trasformeranno in credito deteriorato”.

Per il banchiere l’Italia ha già dimostrato di saper gestire il tema. “Si è sviluppato un settore dedicato alla gestione di tali crediti che ne ha già assorbito alcune centinaia di miliardi e che può affrontare le dismissioni che molte banche tradizionali vorranno fare di questi tipi di asset nei prossimi anni”. Se illimity si occupa di imprese che hanno piani di sviluppo, di aziende in ristrutturazione o in affanno, per Passera c’è una categoria che sarà “fondamentale per l’economia italiana: le aziende Utp (unlikely to pay, improbabile che paghi, ndr), aziende ancora vive, ma in difficoltà dal punto di vista della loro bancabilità per ragioni strategiche o legate all’emergenza Covid. E’ prioritario stare vicino a questa categoria di imprese senza le quali sarebbe molto difficile innescare una nuova fase di crescita”.

Di fronte all’emergenza, “finora in Europa le autorità non hanno ipotizzato che le regole vengano modificate, mentre potrebbe essere una buona idea rendere in questi mesi meno rigidi i meccanismi di ‘calendar provisioning’ che obbliga le banche a portare a perdita in bilancio le posizioni di aziende in difficoltà in tempi molto precisi. Ma sono convinto che una larga maggioranza di quei 300 miliardi non diventeranno deteriorati alla scadenza delle moratorie”, assicura. “Molto dipenderà dalla nostra capacità di riavviare la crescita, oggi abbiamo gli strumenti e i fondi perché questo succeda”, conclude.

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