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Cossiga: Mannino, ‘fu lui a volere Falcone agli Affari penali, glielo presentai io’ (4)

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(Adnkronos) – “E’ stato il ruolo di chi, prigioniero del sistema di condizionamento del Ministero degli Interni, che non era un sistema di condizionamento che prescindesse dai forti legami e dei vincoli dalle conseguenze della guerra e del trattato di pace. La Cia non era un ospite, era appartenente al sistema nel quale l’Italia era inserita”, dice. “Cossiga ha vissuto il sequestro con una terribile disperazione e una terribile speranza, di chi si rendeva conto che il sistema non consentiva margini e con la speranza di trovare, invece, il bandolo della matassa. Nessuno più di lui ha saputo interpretare le lettere di Moro e ne ha colto lo spirito”.

“Certamente né Moretti né Morucci hanno raccontato quello che dovevano o che potevano raccontare – dice ancora Mannino – perché non lo hanno raccontato. Hanno reso sicura la propria sopravvivenza fisica. Quindi Cossiga ha fatto i conti con questa drammatica realtà. Ha sperato molto lungo la linea del rapporto che non poteva essere esposto o esibito, evidenziato, lungo la linea di Papa Montini. Che in ragione della sua autorità di Stato ha operato i tentativi possibili, non solo mettendo a disposizione delle Br un bel tesoretto ma cercando di dialogare con quelle opposte forze di apparato e di sistema che convergevano nella destinazione tragica della vita di Moro”. “La mattina dell’8 maggio Cossiga sperava di vedere tornare Moro a casa e come tutti ha avuto il dolore di via Caetani e lì ha capito quello che c’era da capire”.

“Cossiga ha cercato di svolgere un ruolo che ha un compendio essenziale nella Presidenza della repubblica – dice – All’inizio punta molto la sua presenza nella crescita della dimensione politica ed elettorale del Psi come premessa per una revisione dell’area di Sinistra dello stesso Pci che alla fine qualche sbocco doveva trovarlo, non poteva rimanere il Partito comunista. Ha cambiato nome solo perché è caduto il muro di Berlino”. E poi ribadisce: “Oggi manca tanto uno come Cossiga, ma proprio tanto”.

(di Elvira Terranova)

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