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Coronavirus: Alvarez&Marsal, in prossimi 12 mesi +4 mld di euro di prodotti made in Italy (2)

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(Adnkronos) – Parliamo di costi più alti, riconosciuti come il principale deterrente dall’86% delle catene di distribuzione europee, insieme alla mancanza di specializzazione (77%). “Incrociando questi dati – commenta Franzone – che, laddove i margini di profitto lo consentano, pensiamo al lusso, ai prodotti per la casa e all’agroalimentare, la prospettiva di un maggiore approvvigionamento da fonti interne non solo è plausibile ma è l’indirizzo verso cui il mercato verosimilmente si muoverà”. Non solo Covid, però. Secondo il report della società di consulenza internazionale, infatti, a influire sul modo in cui le catene si organizzeranno nel prossimo futuro intervengono anche altri fattori. È il caso della Brexit e degli equilibri geopolitici che trasmettono al mercato un senso di incertezza generale che si riflette anche sui retailer. Il 69% dei rivenditori europei è convinto, secondo l’indagine, che le tensioni e i crescenti vincoli commerciali internazionali influiranno anche in futuro richiedendo cambiamenti nelle catene di approvvigionamento. Un discorso a parte va fatto per la sostenibilità.

Se la questione ambientale con il Green New Deal è già da tempo al centro della discussione europea, ora anche i singoli paesi si rendono conto che misurare gli impatti sta assumendo sempre più un aspetto economico costringendo le catene a prendere posizione in materia. I consumatori voglio un prodotto sostenibile, ed è per questo che molti rivenditori stanno rivedendo la propria supply chain in quest’ottica. Merita un approfondimento il dato italiano su questo aspetto: interrogati sull’importanza di scegliere una fonte di approvvigionamento interna per ridurre gli impatti ambientali il 63% dei consumatori italiani si dichiara disinteressato, contro il 23% dei francesi e il 26% dei tedeschi. “È chiaro – commenta Franzone – che il Made in Italy per noi ha un diffuso valore culturale e economico, ma non siamo ancora fortemente sensibilizzati sui temi specificatamente ambientali”.

Ora, proseguono da Alvarez&Marsal, “le catene devono approntare strategie a prova di futuro” E gli investimenti in campo tecnologico sembrano confermare questa tesi. L’investimento in cyber security risulta prioritario (80%) a seguire digitalizzazione ( 77%) automazione (63%); si affaccia anche l’intelligenza virtuale (23%). “Le trasformazioni in atto – conclude Franzone – sono volte a creare nel complesso mercati più sostenibili e questo non è solo un passo avanti nel rendere più etico il mercato è anche un importante meccanismo di difesa per gestire i rischi futuri e individuare nuove modalità nella ricerca di margini economici”.

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