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Conclave, il cantante dei Pitura Freska: “Papa nero? Oggi meglio uno come Francesco”

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(Adnkronos) – "Oggi più che in un Papa nero, spero in un Papa che sia un degno successore di Francesco. Poi che sia bianco, nero, giallo o rosso non m'importa". A parlare così con l'Adnkronos alla vigilia dell'apertura del Conclave è Sir Oliver Skardy, all'anagrafe Gaetano Scardicchio, voce della band reggae veneziana Pitura Freska, che nel 1997 spopolò a Sanremo con il brano 'Papa Nero', il cui ritornello diventò un tormentone: "Sarà vero? Dopo Miss Italia, aver un papa nero? No me par vero. Un papa nero, che 'scolta 'e 'me canson in venessian perché el 'se nero african".  Il testo si riferiva ad una profezia di Nostradamus (secondo la quale ci sarà un papa scuro di pelle che porterà alla fine del mondo) ed alla vittoria al concorso di Miss Italia nel 1996 di Denny Méndez, nata a Santo Domingo e prima Miss Italia dalla pelle scura. "La canzone che portammo a Sanremo era un brano antirazzista e antixenofobo. Ma purtroppo le discriminazioni c'erano allora, c'erano prima e ci sono ancora adesso", dice Skardy, che ha appena pubblicato una nuova versione del brano 'Pin Floi' ed è al lavoro su nuova musica. "'Papa nero' era una canzone di speranza, non dava soluzioni. E anche su questo Conclave posso dirti solo qual è la mia speranza e cioè che la Chiesa cattolica prosegua nel percorso iniziato da Francesco sulla pace e sull'attenzione e l'accoglienza agli ultimi. Francesco incarnava i valori di un vero cristiano: si è battuto realmente per la pace, contro la discriminazione e contro l'ingiustizia sociale. La migliore guida che la Chiesa potesse avere in un momento storico come questo", scandisce il cantante. E dal Conclave che si apre domani, per Sir Oliver Skardy, "sarebbe importante che uscisse un Papa in grado di pacificare il mondo, visto che abbiamo una società dove i ragazzi si prendono a coltellate tutti i giorni: c'è bisogno che qualcuno si occupi del clima violento di questi anni, che deve scemare", dice il cantante che ha un osservatorio privilegiato sul mondo dei giovani perché non ha mai lasciato il suo lavoro come collaboratore scolastico (non a caso il suo primo album solista si intitolava 'Grande Bidello'). "In questi 30 anni ho visto cambiare diverse generazioni, in alcuni casi in meglio, in molti altri in peggio. Il problema più grande di questi ragazzi sono gli smart phone e tutto quello che ormai significano nella vita degli adolescenti. Molti stanno attaccatti a questi schermi tutto il giorno, bersagliati da immagini spesso violente e da fake news, e perdono il contatto con la realtà e con l'umanità", sottolinea. Per concludere: "Dovrebbero parlarsi di più tra di loro". Come fanno i cardinali elettori, che entreranno nella Cappella Sistina senza smart phone. (di Antonella Nesi) —[email protected] (Web Info)

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