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Comuni: prof. Curreri, ‘favorire partecipazione al voto senza abolire secondo turno’

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Roma, 22 apr. (Adnkronos) – “Al di là della scelta tra eventuale turno unico e doppio turno, dietro cui c’è un evidente calcolo politico, si pone il problema dell’astensionismo elettorale che il ministro Calderoli ha giustamente sollevato, evidenziando che al secondo turno il sindaco di Udine ha preso meno voti rispetto al suo concorrente nel primo”. Dietro lo stop ai ballottaggi per le elezioni comunali, idea accarezzata dal centrodestra, si cela dunque “l’obiettivo, legittimo, di frenare l’astensionismo al secondo turno. Il problema della mancata partecipazione non si risolve, però, abolendo il secondo turno, ma cercando di favorire la partecipazione al voto”. Queste le parole, all’AdnKronos, di Salvatore Curreri, professore ordinario di Diritto pubblico presso l’Università degli studi Kore di Enna, in merito alla proposta, sostenuta dal ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, di una possibile abolizione del sistema del ballottaggio alle elezioni comunali.

“Il centrodestra dovrebbe, ad esempio – rimarca Curreri -, mostrare sensibilità sul tema del voto dei fuorisede, indice di astensionismo in maniera ormai sistematica e rispetto al quale non si è ancora pronunciata la Commissione Affari costituzionali della Camera. Non si tratta di una mera vicenda di lotta politica, ma della necessità di favorire il voto di chi, pur volendo, non può farlo”.

“Noi dobbiamo distinguere – continua – l’aspetto costituzionale da quello politico. Dal punto di vista costituzionale, i sistemi maggioritari prevedono che il candidato vinca al primo o al secondo turno: al primo turno se il candidato raggiunge più del 50%; al secondo turno, e dunque al ballottaggio, se quella percentuale non si raggiunge”.

“Questo sistema – ricorda – è stato messo in crisi in Sicilia dove, chi prende anche solo il 40% al primo turno, può essere già eletto. Una soluzione, questa, che prevede l’elezione di un candidato sindaco senza la piena e tradizionale maggioranza. Una soluzione, aggiungo, che non è illegittima dal punto di vista costituzionale”.

“Dal punto di vista politico, ed è quello secondo me il vero problema, per come è oggi il sistema dei partiti, il primo turno solitamente favorisce il centrodestra, il secondo turno, invece, il centrosinistra. Centrosinistra che, essendo disunito, riesce a coalizzarsi solo in un secondo momento. Proporre come alternativa quella di un sistema elettorale simile a quello delle elezioni regionali, vuol dire proporre un modello a turno unico. Eguagliare il sistema delle comunali a quello delle regionali è, però, una proposta dal chiaro sapore politico”, conclude Curreri.