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Ci si può fidare della Russia di Putin? Tutti i dubbi della Ue e della Nato

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(Adnkronos) – Servono fatti concreti, che sostengano una reale intenzione di fermare la guerra in Ucraina. E c’è una linea netta che non si può superare, quella dei confini dell’Alleanza atlantica. Ue e Nato non si fidano della Russia e mettono in chiaro, dai rispettivi punti di vista, quello che Mosca deve fare e quello che, al contrario, non può pensare di fare. Mentre a Riad qualcosa si è mosso sul piano del negoziato portato avanti dagli Stati Uniti, con accordi separati con Mosca e Kiev, restano le ambiguità e i dubbi sulle reali intenzioni di Putin.  "La Russia deve ora dimostrare una vera volontà politica per porre fine alla sua guerra di aggressione illegale e immotivata. L'esperienza ha dimostrato che la Russia deve essere giudicata in base alle sue azioni, non alle sue parole", ha affermato la portavoce dell'UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza Anitta Hipper. Ancora più netto l’avvertimento che arriva dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, durante una conferenza stampa a Varsavia: "Se qualcuno dovesse commettere l'errore di pensare di poter attaccare la Polonia o un qualsiasi altro alleato senza conseguenze, si troverà di fronte alla piena forza di questa potente alleanza. La reazione sarebbe devastante. Questo messaggio deve essere chiaro a Vladimir Putin e a chiunque altro intenda minacciarci". Altra presa di posizione drastica quella del primo ministro britannico Keir Starmer. Qualsiasi accordo di pace in Ucraina deve prevedere che "la Russia sia chiamata a rispondere per le riprovevoli azioni" commesse in tre anni di guerra, ha scandito, salutando i rappresentanti di un'organizzazione che si occupa dei "rapimenti di bambini" ucraini imputati a Mosca, ospiti della Camera dei Comuni in occasione del Question Time. Ma cosa dice intanto Mosca? "Siamo soddisfatti del modo pragmatico e costruttivo in cui si sta svolgendo questo dialogo, che sta anche producendo risultati", ha affermato il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov durante un briefing, aggiungendo che sono ancora in corso contatti "davvero intensi" con gli Stati Uniti. Il dato di fatto, a oggi, è che all’annuncio degli accordi rischiano di non seguire i fatti corrispondenti. Dopo i colloqui separati con gli Stati Uniti, Mosca ha posto condizioni drastiche per la attuazione di una prossima tregua nel Mar Nero e la riattivazione di un accordo per consentire la navigazione commerciale e le esportazioni di prodotti agricoli ucraini. Tanto che Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, pur ribadendo la convinzione che la Russia voglia porre fine alla guerra con l'Ucraina, ammette che Mosca potrebbe tirarla per le lunghe. Sul campo, intanto, insieme ai missili e agli attacchi con i droni, si incrociano anche accuse e smentite. L’esercito ucraino ha respinto le accuse della Russia sugli attacchi alle strutture energetiche nelle regioni di Kursk e Bryansk e nella Crimea occupata dalla Russia come false. Lo stato maggiore ha affermato su Telegram che le truppe di Kiev non hanno condotto attacchi del genere il 25-26 marzo, in seguito alle dichiarazioni del ministero della Difesa russo che affermavano il contrario. Anche il rimpallo delle responsabilità, in questa fase, serve a spostare a proprio favore la linea dell’equilibrio sottile che tiene insieme in un negoziato 'triangolare', con Washington che si rivolge prima a Mosca e poi a Kiev. (Di Fabio Insenga)  —internazionale/[email protected] (Web Info)

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