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Cavanna (Cipomo), ‘oncologia di prossimità per evitare viaggi della salute’

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Roma, 19 lug. (Adnkronos Salute) – “L’ospedale può rivestire un ruolo importantissimo nella decentralizzazione delle cure sul territorio per pazienti oncologici, segnatamente per le pazienti con tumore al seno; infatti vi sono evidenze già pubblicate che testimoniano come sia attuabile un’oncologia di prossimità secondo un modello che vede un unicum (gestionale e di personale) per la cura dei pazienti fra ospedale centrale e cure territoriali garantendo appropriatezza e sicurezza terapeutica. Ed evitare così ai pazienti i “viaggi della salute” per sottoporsi a trattamenti chemioterapici”. Così Luigi Cavanna, presidente Cipomo (Collegio italiano primari di oncologia medica) e direttore Dipartimento oncologia-ematologia Azienda Usl di Piacenza, intervenendo questa mattina alla presentazione del documento “Onconnext – Tumore al seno e oncologia territoriale, un binomio necessario”, che per la prima volta vede le principali associazioni di pazienti con tumore al seno sottoscrivere un paper su questo tema: Andos onlus, Europa Donna Italia, Favo Donna, IncontraDonna onlus e Salute Donna onlus.

“Viaggi e trasferimenti dalla casa al centro di cura – aggiunge – non sono solo una questione di chilometri, ma qualcosa di più complesso. Spesso il paziente è accompagnato da un caregiver che perde giornate di lavoro, lo stesso paziente il più delle volte è costretto a impiegare molto tempo per arrivare al parcheggio dell’ospedale o del day hospital. Sono tutti aspetti ai quali non si pensa ma che, invece, sono molto importanti perché pesano sulla qualità di vita del paziente e della famiglia”.

“Portare le cure vicino al domicilio del paziente è sicuramente un avanzamento culturale oltre che pratico – sottolinea Cavanna -. Insostituibile in questo processo di cambiamento è il contributo che viene dato dalle associazioni dei pazienti perché riescono a portare ai medici i bisogni dei pazienti oltre che collaborare con l’organizzazione sanitaria e i decisori per far sì che tali bisogni vengano gestiti al meglio”. Un esempio “è il diritto all’oblio: è fondamentale che ad una persona guarita dal tumore venga tolto lo stigma di malato di cancro. E su questo aspetto le associazioni dei pazienti hanno svolto un ruolo importantissimo”, conclude.