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Castaman (Siset): “Nuovi farmaci per l’emofilia ma mancano specialisti per gestirli”

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(Adnkronos) – "La mancanza di specialisti formati alla gestione dei nuovi farmaci porta ad un paradosso: abbiamo sempre più farmaci capaci di cambiare non solo l'aspettativa di vita, ma anche la qualità di vita dei pazienti, quindi risulta assolutamente incongruo il fatto di non avere esperti che siano in grado di gestirli in maniera appropriata". Lo ha detto Giancarlo Castaman, presidente della Società italiana per lo studio dell'emostasi e della trombosi – Siset, intervenendo oggi a Roma al convegno per la XXII Giornata mondiale dell'emofilia (17 aprile), promosso da FedEmo – Federazione delle associazioni emofilici Ets. "A ciò – aggiunge – va associato il fatto che, molte volte, c'è la necessità di avere laboratori specialistici e, di conseguenza, biologi e tecnici formati che sappiano introdurre i test avanzati associati a questi nuovi farmaci".  "L'emofilia, e più in genere le malattie emorragiche – sottolinea Castaman – sono rare e in quanto tali, ovviamente, richiedono delle competenze specialistiche appropriate e maturate nel tempo. E' quindi chiaro che non sempre i singoli ospedali possono essere in grado di gestire terapie ed emergenze cliniche associate a queste patologie. Da qui la necessità della formazione continua e specifica delle possibili nuove leve che intendano occuparsi delle malattie emorragiche. L'altra faccia della medaglia sono le malattie emorragiche trombotiche, caratterizzate da un eccesso di coagulazione e, come nel primo caso, anche la gestione di quest'ultime implica conoscenze e meccanismi di base che sono condivisi con le malattie emorragiche". "La criticità nel formare nuovi esperti sta anche nelle problematiche legate all'assenza di una scuola di specializzazione per le malattie emorragiche e trombotiche – evidenzia Castaman – Esse vengono comprese, in genere, o nell'ambito dell'ematologia oppure in quello della medicina interna. Ci sono degli aspetti di trasversalità che non vengono compresi in un'unica scuola di specialità e questo è un grande problema: una formazione specifica e specialistica potrebbe aiutare molto anche nel produrre nuove leve che possano poi occuparsi di queste patologie. Già da tempo varie società, come la Siset – ricorda il presidente – stanno promuovendo la figura dell'esperto di emostasi e trombosi, ossia sia di malattie emorragiche che trombotiche, che potrebbe operare poi nelle singole unità ospedaliere. Ci sono dei master di formazione, frequentati da specializzandi o da dottori post-laurea, che sono un modo ulteriore per cercare di offrire formazione a queste nuove leve. Ma una delle principali criticità resta proprio il fatto che manca una vera istituzionalizzazione di questi centri". 
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