Caso Montante: teste Dia, ‘col. D’Agata ci chiese di indagare su imprenditore Moncada, mi stupii’
Caltanissetta, 8 mag. (Adnkronos) – (dall’inviata Elvira Terranova) – “Ricordo che nel 2012 l’allora capocentro della Dia di Palermo Giuseppe D’Agata venne a farci visita alla sezione operativa di Agrigento. E in quella circostanza, il colonnello ci chiese di valutare l’ipotesi di attenzionare l’imprenditore Giuseppe Moncada per una eventuale proposta di misura di prevenzione patrimoniale. Già avevamo un enorme carico di lavoro di Misure di Prevenzione patrimoniale e in quella circostanza non demmo seguito ad eventuali accertamenti. Già in passato avevamo fatto delle verifiche e non erano emersi elementi di pericolosità sociale di Moncada. Però. facemmo ulteriori accertamenti finalizzati alle investigazioni patrimoniali, ma anche in quella circostanza non erano emersi elementi di pericolosità sociale. Io questa pericolosità sociale non l’avevo riscontrata. Così comunicai l’esito al caposezione, dicendo che non c’erano i presupposti per avviare una misura patrimoniale”. A dirlo, deponendo all’aula bunker del carcere Malaspina di Caltanissetta, è il luogotenente dei Carabinieri, in servizio alla Dia di Agrigento, Angelo Bonaffino, nel ‘Maxiprocesso di Caltanissetta’ sul cosiddetto Sistema Montante che vede alla sbarra politici, imprenditori, forze dell’ordine, ma soprattutto l’ex potente presidente degli industriali siciliani Antonello Montante, già condannato in altro processo per corruzione.
Imputati, tra gli altri, anche il Governatore siciliano Renato Schifani, il generale Arturo De Felice, direttore della Dia dal 2012 al 2014, Diego Di Simone Perricone, ex capo della security di Confindustria. E, appunto, il colonnello Giuseppe “Pino” D’Agata, un ufficiale dei carabinieri entrato nell’Aisi dopo avere ricoperto l’incarico di capo centro della Direzione Investigativa Antimafia di Palermo. Per i pm Maurizio Bonaccorso e Claudia Pasciuti, D’Agata avrebbe fatto parte del ‘cerchio magico’ di Montante, per conto del quale avrebbe fatto delle investigazioni.
Nel corso delle indagini, si è così scoperto che ci sarebbe stato anche l’imprenditore agrigentino Giuseppe Moncada, morto poco tempo fa per un infarto a 59 anni, nel mirino delle indagini pilotate da Montante, “capace di indirizzare il lavoro di alcuni importanti investigatori”, come spiegano gli inquirenti. Oppure di sfruttare una sorta di rete di spionaggio per l’attività di dossieraggio contro i suoi “nemici”. Il suo piano, secondo gli investigatori, sarebbe stato “funzionale ad attivare nei confronti di questi ultimi procedimenti penali o per l’applicazione di misure di prevenzione al fine di arrecare loro nocumento, atti da considerarsi contrari ai doveri d’ufficio in quanto adottati in violazione delle regole che disciplinano l’esercizio del potere discrezionale loro attribuito”.
Moncada, in passato, raccontò di essere stato avvicinato da Giuseppe Catanzaro, pure lui sotto processo a Caltanissetta, l’imprenditore dei rifiuti che qualche anno dopo avrebbe preso il posto di Montante in Sicindustria. Per non avere intoppi nel progetto per un parco eolico a Gela, così disse Moncada, avrebbero dovuto lavorare insieme. Alla fine decise di andarsene.
“Ha idea del perché D’Agata indicasse il nome di Moncada?”, chiede la pm Claudia Pasciuti al luogotenente Bonaffino. “Il colonnello ha parlato di questo imprenditore e ha detto che poteva essere un obiettivo, ma non specifico, se potesse essere collegato con la criminalità organizzata”. “Non era mai successo che il capocentro desse un nome da attenzionare”. E aggiunge: “Ho saputo de relato che erano state fatte annotazioni sul conto di Moncada”. Nel corso del controesame, rispondendo all’avvocato Giuseppe Dacquì, se avesse avuto delle sollecitazioni da parte del colonnello D’Agata sulle verifiche nei confronti dell’imprenditore Moncada, il teste ha risposto: “No”.
“Io mi sono allontanato da Confindustria perché ho detto chiaramente di non volere avere a che fare con la mafia dei colletti bianchi”, disse Salvatore Moncada in una intervista. Andò poi via dall’associazione siciliana degli industriali sbattendo la porta. Ce l’aveva con quel ‘sistema di Antonello Montante’, di cui le cronache si sarebbero occupate un decennio dopo quelle affermazioni.
