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Carceri: Scotti, ‘Scarcerazioni? Così mafia mostra ai suoi e ai cittadini che suo potere è forte’ (4)

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(Adnkronos) – Scotti definisce una “boutade” le parole del pentito di mafia Gaspare Mutolo secondo cui le scarcerazioni dei boss sarebbero da addebitare alla trattativa tra Stato e mafia “che non si è mai fermata”. Secondo l’accusa del processo di primo grado della trattativa, la sostituzione di Vincenzo Scotti con Nicola Mancino, a fine giugno 1992, cioè dopo la strage di Capaci, avrebbe fatto parte della trattativa tra Stato e mafia. E oggi Scotto dice, a proposito delle parole di Mutolo: “Abbiamo bisogno di tutto fuorché si apra una discussione in questa direzione”.

Poi, tornando a parlare della sentenza della Cassazione che rischiava di fare tornare a piede libero oltre 40 boss mafiosi, Scotti ribadisce: “Mi trovai con Martelli in una situazione specifica, quella della sentenza della Cassazione, che rimise in libertà tutti quelli che erano stati condannati all’ergastolo in prima istanza del maxiprocesso di Giovanni Falcone. Io da ministro degli interni lo dissi anche pubblicamente sui giornali che non potevo accettare una condizione di questo genere, dove c’erano interpretazioni divergenti. Decidemmo di accedere a un decreto legge che era un decreto di interpretazione autentica della disposizione sulla carcerazione preventiva. La questione era non solo fare approvare il decreto legge ma farlo approvare con modalità di estrema riservatezza, in modo da dare alla Corte di appello di Palermo la possibilità di provvedere al ricalcolo dei tempi della carcerazione preventiva ed emettere nuovi mandati di cattura. Il pericolo della fuga era scontato. Allora noi concordammo con il Presidente della Repubblica Cossiga la firma del decreto, noi eravamo sul crinale della non costituzionalità”.

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