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Capo Polizia ucraina: “In calo tasso criminalità, ora ladri collaborano col nemico per pochi rubli”

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Roma, 14 giu. (Adnkronos) – “Essere un poliziotto in tempo di guerra significa continuare a lavorare per contrastare il crimine, con uno sforzo maggiore, quello richiesto per controllare i crimini commessi dagli invasori e dalle nostre vecchie conoscenze disposte a vendersi per pochi rubli al nemico, collaborando con loro e depredando le case dei civili distrutte”. A parlare all’Adnkronos è Ihor Klymenko, capo polizia nazionale Ucraina.

“Non solo. Gli agenti che si trovano sulla linea del fronte cercano quotidianamente di aiutare gli abitanti locali nell’evacuazione, raggiungendoli sotto ai continui attacchi, portandoli al sicuro se feriti o spaventati. E a quanti per vari motivi non vogliono lasciare le proprie case, portano il necessario come cibo e acqua. Per queste e altre situazioni abbiamo costituito un gruppo, formato da un poliziotto, un medico e un soccorritore, che lavora nella regione di Donetsk. Gli ucraini hanno ribattezzato l’equipaggio come ‘Angelo bianco’. Questa squadra, da sola, è riuscita a portare via 800 persone da sotto le bombe”.

“Ovviamente – sottolinea Klymenko – sotto la nostra responsabilità rimane anche il controllo sulla situazione criminale nel paese. Controlliamo affinché essa non dilaghi e nessuno ne approfitti della situazione. Siamo tra i primi ad arrivare sul posto quando piovono missili o colpi d’artiglieria. Raccogliamo prove che in futuro potranno essere utilizzate non soltanto nei tribunali ucraini ma anche in quelli internazionali”.

ANDAMENTO DEI REATI

“Dall’inizio delle ostilità il tasso di criminalità si è abbassato del 30-40%, in alcune regioni fino al 50%. Certo, va considerato che è in vigore la legge marziale. Tuttavia, nonostante le ostilità, non vi è mai richiesta di cambiare la misura cautelare. Se la persona che si trova ai domiciliari ha perso la casa a causa delle azioni belliche, può trovare un posto sicuro alternativo. Ma come condizione obbligatoria ci deve comunicare il luogo della sua permanenza e collaborare con la giustizia”. “In tempo di guerra i criminali non si redimono certo – sottolinea – all’inizio dell’invasione su vasta scala si erano calmati un po’, perché come altri cercavano di scappare per salvarsi, ma col tempo hanno iniziato ad alzare la testa. Se rapine e furti erano il loro modo per guadagnarsi il pane prima della guerra, ecco, è quello che continueranno a fare”.

“Ma c’è anche un altro dato che non gioca a nostro favore: i criminali che in tempo di pace vivevano di espedienti, commettendo furti e rapine, oggi pur di arricchirsi possono collaborare con il nemico diventando sabotatori, collaboratori. Eseguono ordini dell’aggressore in cambio di un paio di rubli. Una banda di questi l’abbiamo fermata nella regione di Kiev, altri sono passati dalla parte degli occupanti nelle regioni di Kharkiv e Donetsk. Al contrario, non abbiamo registrato i casi in cui detenuti rilasciati per difendere il paese abbiano commesso nuovi reati una volta rimessi in libertà. Se mai lo facessero, comunque, ne risponderanno: la legge marziale non abolisce il Codice penale dell’Ucraina”.

UN GRUPPO DI LAVORO PER PUNIRE GLI STUPRI

“Il gruppo di lavoro è stato istituito proprio a partire dalle denunce che sono state presentate da sempre più donne vittime di violenze. La maggior parte di questi crimini li scopriamo dopo la liberazione dei centri abitati. La polizia ha aperto 17 procedimenti penali per stupri commessi dai militari russi – spiega all’Adnkronos il capo della Polizia nazionale ucraina Klymenko – La maggior parte dei fascicoli è stata già trasferita al Servizio di sicurezza dell’Ucraina, rientrando questi reati nell’ambito della violazione delle leggi e delle tradizioni di guerra. La competenza per questo articolo è definita proprio dal Servizio di Sicurezza (Sbu). Ma anche noi registriamo, annottiamo raccogliamo le prove e di conseguenza consegnamo i materiali ai colleghi”.

“Ad oggi si contrastano per lo più crimini di guerra. La polizia ha già iniziato 17mila procedimenti penali di questo tipo, più di 160 i fermati tra militari russi e loro collaboratori, più di 300 quelli che hanno ricevuto un avviso di sospetto anche in contumacia. Abbiamo creato un nostro sistema di investigazione e lo utilizziamo con successo. E riusciamo ad identificare i militari russi che hanno compiuto reati sul territorio dell’Ucraina. È successo nella regione di Kiev dove, controllando una delle case derubate dagli occupanti, da impronte trovate sull’acquario, abbiamo identificato un nostro concittadino, pregiudicato, che 8 anni fa è passato dalla parte dei combattenti della cosiddetta Dnr (la Repubblica popolare di Donetsk) e ora è tornato in patria al seguito dell’esercito occupazionale russo. A partire da lui abbiamo scoperto altri militari che stavano con lui, stabilendo che nella regione di Kiev erano presenti almeno 6 gruppi di battaglioni tattici dei reggimenti di paracadutisti d’assalto e una brigata meccanizzata delle forze armate russe. Li conosciamo tutti per nome”.

LA QUESTIONE DELLE ARMI

“Nei primi giorni dell’invasione russa è stata presa la decisione di rilasciare le armi ai veterani e ai pensionati delle forze dell’ordine – spiega Klymenko – Sono professionisti che sapevano usarle e potevano con quelle difendere il paese. Ad avallare la cosa sono stati poco più tardi i i deputati, che hanno approvato la legge sull’uso delle armi da parte dei civili per rispondere all’aggressione russa. A mio avviso giustamente. Ciascuno voleva avere la possibilità di difendere se stesso e la propria famiglia dagli occupanti. E’ chiaro che va fatto un censimento delle armi, capire quanti e quali armi sono già in possesso dei civili, se tra i detentori ci sono persone con un passato criminale. Dall’inizio delle azioni belliche solo la polizia giudiziaria ha sequestrato più di 1000 di armi da fuoco, più di 100 lanciagranate, 350 munizioni. Il numero dei crimini commessi con l’utilizzo delle armi da fuoco è aumentato del 37%. Ce ne saranno altri? Prevedo di sì. Per questo lavoriamo in maniera preventiva per controllare la situazione”.

(di Silvia Mancinelli)